Manincomi, Lager e Psichiatria

Realtà Connessioni e Intrighi

ITALIA - Sono le 6,30 del mattino, fa freddo: è il 22 febbraio, 1993. Ci presentiamo all’entrata del manicomio di Siracusa: uno di noi estrae un tesserino del Parlamento Italiano: “Sono Edo Ronchi, Deputato alla Camera... ho potere ispettivo, dovete farci entrare...”

È la prima di una serie di visite a sorpresa, organizzate dal Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo (CCDU). Andiamo verso i padiglioni... entriamo e quello che ci troviamo davanti è qualcosa che nessuno di noi dimenticherà mai più. Subito veniamo avvolti da un tanfo nauseabondo, penetrante, insopportabile, di escrementi.

Gli stessi escrementi sono disseminati ovunque. I pazienti, ma sarebbe meglio dire gli internati, di notte sono rinchiusi in orribili cellette a due posti; lo sporco, la puzza e il degrado sono impressionanti. I muri sono diroccati, scrostati, coperti di muffa, i serramenti (vetri e finestre) rotti...

Le uniche cose che funzionano sono i catenacci che chiudono le porte; anche le inferriate alle finestre sono in piena efficienza.

A quell’ora del mattino gli internati vengono fatti uscire dalle celle e rinchiusi in un grande stanzone dove ci sono alcune sedie e due finestre con le sbarre.

L’On. Ronchi chiede che la stanza venga aperta e i reclusi si precipitano fuori a valanga. Non per cercare di scappare, né, come spesso si vuol far credere, di aggredire qualcuno. Sono gentili, sorridono, chiedono sigarette, qualche spicciolo, caramelle. Capiscono benissimo che le persone che vedono arrivano da fuori, da quel mondo che è stato loro negato, e che possono avere quello che loro non hanno.

Proseguiamo nell’ispezione e vediamo meglio queste celle dove passano la notte: i materassi, privi di cerate, sono intrisi di escrementi. Non vi è alcuna forma di arredo. Nelle stanzette solo i letti, nelle sale comuni, tavoli sedie e qualche panca. Chi vive lì non ha oggetti personali; chi li ha (pochissimi), non ha posto dove metterli.

Dai bagni luridi, semi diroccati e senza porte, con i pavimenti allagati di acqua, urina e feci, alle docce che solo a vederle si esita ad entrare, temendo per la propria salute, la visita prosegue verso gli altri padiglioni, nessuno escluso, sia maschili che femminili. Qualcuno sta male; una giornalista deve uscire a prendere un po’ d’aria: il tanfo di escrementi colpisce lo stomaco. Nei bagni di uno dei reparti femminili chiamo l’On. Ronchi, per mostrargli l’estremo degrado di quell’ambiente. Dal fondo del corridoio, Ronchi risponde: “No, basta; ho visto abbastanza”. Il suo volto è pallido, anche lui ha lo stomaco sottosopra.

Nel pomeriggio della stessa giornata, visitiamo il manicomio di Messina. In un reparto maschile c’è uno stanzone pieno di gente, dove gli infermieri spalano letteralmente escrementi da terra, a mucchi. Decine di internati urlano e si agitano, sporchi, scalzi e seminudi, uno è legato a una panca…

Tratto da: “L’inganno Psichiatrico” scaricabile gratuitamente dalla sezione libri

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Commenti

Ecco a che punto siamo arrivati: i fascisti rivendicano la psichiatria e la psicanalisi come un loro «contributo alla civiltà»: http://www.ladestra.info/?p=4461 che farà ora Psichiatria Democratica? rivendicherà questa disciplina come sua in quanto figlia di processi democratici?

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