Nuova legge sulla dislessia, aiuto o strategia di marketing?

immagine scuolaE' in via di approvazione in Commissione Salute al Senato il testo di legge sulla dislessia che dovrà passare alla Camera e che è già stata votata la procedura d'urgenza per l'approvazione. (Corriere della Sera del 24ott.08)
Cambiano i governi, ma non cambia la pressione con la quale si vogliono codificare per legge i "disturbi di apprendimento" nei nostri studenti.

Nello specifico si tratta della dislessia, uno dei tanti disturbi (elencati nel DSM IV, Manuale Statistico e Diagnostico della psichiatria) dei quali soffrirebbero i nostri alunni.

Esercitando una costante pressione mediatica come sta avvenendo in questo caso per la dislessia, successivamente verrà chiesto al Parlamento di approvare altre leggi che obbligheranno la scuola e le famiglie a sottoporre i bambini e i ragazzi a screening e cure per gli altri "disturbi" che si trovano nel DSM IV.

Le modalità di diagnosi della dislessia, così come per l'iperattività e altri disturbi si basano su test , vengono esaminati errori di scrittura, di lettura degli studenti: "Un ritardo nel linguaggio o la difficoltà di esprimersi in età prescolare possono essere un primo segnale", "Se un bambino fa più errori degli altri, per esempio sbaglia 20 volte le doppie invece di 5 o 6 nello scrivere un brano come accade ai normolettori (bambini normali ), il segnale si fa più evidente." (Corriere della Sera del 24.10.08). In molti casi le prime diagnosi le fanno le insegnanti indottrinate su questi disturbi nei vari corsi di aggiornamento. Spesso mi ritrovo con colleghi che, ad esempio, fanno notare che l'alunno ha una pessima grafia, o fa errori di scrittura, o legge male, a quel punto nell'indifferenza degli altri docenti della classe i genitori vengono invitati a portare il figlio all'ASL per un'eventuale diagnosi di dislessia o altri "disturbi".

Per una mia alunna ad esempio l'insegnante di sostegno ha spiegato che le era stato diagnosticato un ritardo mentale, quando l'alunna in questione è di nazionalità filippina, i genitori a casa parlano soltanto la lingua filippina e lei sente parlare italiano soltanto in classe comprendendo poco o niente. Sfido chiunque a non avere problemi di comprensione nella sua condizione e a non essere esercitata a sufficienza nello scrivere e nel leggere l'italiano.

Sono un'insegnante, non sono un medico ma ricercatori e fonti autorevoli affermano che non ci sono prove scientifiche o di laboratorio che provino l'esistenza dei disturbi psichiatrici. Ad esempio lo psichiatra Colin Ross sottolinea: "Il criterio mediante il quale i disturbi vengono inseriti nel DSM non è basato su esami del sangue, o esami fisici, è basato su una descrizione del comportamento e questo è quello su cui tutto il sistema psichiatrico si basa".

Se questa legge dovesse passare molti alunni con lacune e carenze nella loro istruzione sarebbero a rischio di diagnosi di dislessia.

Mi sono chiesta chi trae vantaggio da questa legge?

Gli alunni no, perché non far più leggere chi ha difficoltà nella lettura ma fargli usare gli audiolibri o aspettare che la madre o l'insegnante di sostegno legga per lui il libro, non credo migliorerà la sua capacità di leggere.

Non far fare più i calcoli ad un alunno discalculo (che fa errori di calcolo) ma costringerlo ad usare la calcolatrice, non credo sia il modo migliore per incrementare le sue capacità mentali. Lo stesso dicasi per l'imposizione dell'uso del computer con il correttore automatico per chi fa errori di scrittura.

Che a trarne vantaggio siano le aziende che stanno divulgando i programmi didattici per questi alunni?
Non si tratta di cifre elevate e allora quali sarebbero gli interessi che stanno dietro a queste pressioni?

Forse questa è la Testa di Ariete per aprire le porte della scuola ad un business ben più grande che grazie alle diagnosi dei "disturbi" previsti nel DSM IV, ha portato nelle casse delle case farmaceutiche un ricavo a livello mondiale di 27 miliardi di dollari con la vendita di psicofarmaci.

Sono 100 milioni le persone nel mondo che assumono psicofarmaci e 20 milioni di queste sono bambini.
Non dimentichiamoci che in Italia ci sono 82 centri approvati per la cura dei bambini iperattivi (ADHD) e che i bambini italiani attualmente in cura con psicofarmaci sono 50 mila.

Spero che la Commissione Salute al Senato prima di approvare questa legge si informi accuratamente perché è in gioco il futuro di milioni di bambini e della nostra società.

Prof.ssa Margherita Pellegrino

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Commenti

Che dire... l'articolo della prof.ssa Pellegrino dice già tutto ed arriva alla inevitabile (e sacrosanta) conclusione. Dato che la frase chiave contiene la parola "indifferenza" direi che è nostro dovere informare informare informare chiunque, dato che cose del genere succedono perché: - gli psichiatri ed i loro amici sono molto agguerriti - l'uomo della strada non ha le informazioni corrette ed è portato a bersi ciò che viene dalle "autorità"- C'è poco da stare allegri, e bisogna moltiplicare gli sforzi per sensibilizzare l'opinione pubblica. A questo proposito va molto bene il DVD "La Vena d'Oro" che spiega chi c'è dietro agli psicofarmaci.
Desidererei rispondere all'articolo pubbilcato e relativo ai Disturbi di apprendimento, scritto dalla Professoressa Pellegrino. Mi sento in dovere di specificare, per il bene dei lettori, che le affermazioni della professoressa non sono propriamente corrette. Ora, non che la conoscenza profonda ed accurata di una realtà scientifica debba essere il lascia passare per l'insegnamento, ma ritengo che quando le proprie opinioni vengono diffuse e rese dominio pubblico sia necessario verificare l'attendibilità della fonte. I disturbi dell'apprendimento non sono un'invenzione del nostro secolo. Tutt'altro. E dico questo non tanto perchè voglio convincere della fondatezza ormai condivisa a livello internazionale dell'origine neurobiologica della dislessia, quanto perchè chi vive con dedizione e attenzione e sensibilità l'insegnamento a questi studenti è in grado di percepire, sentire il disagio profondo che queste difficoltà ingenerano e che troppo a lungo la nostra società non è stata in grado di ascoltare. Sarei stato curioso di leggere le opinioni della professoressa se qualche anno fa si fosse pronunciata in materia di autismo: anche in quel caso avrebbe ritenuto il disturbo il frutto di una società "a caccia di disabili"? Si sarebbe rivista nelle affermazioni di chi imputava questa dolorosa condizione al ruolo della madre?. Consiglio a chiunque viva la realtà di un disturbo di apprendimento, agli insegnanti (ve ne prego!!) e a tutti gli interessati di informarsi su cosa realmente sono i disturbi dell'apprendimento, non perchè si debba creare un'etichetta (che sono sempre un grande errore) ma perchè non c'è bene maggiore che trovare, cercandolo con le unghie e con i denti, il modo per dare dignità a un bambino o un ragazzo. Questi ragazzi, intelligenti, sensibili e realmente dotati, ma colpiti da una difficoltà specifica che rende il loro percorso di studenti costellato di insuccessi, altro non ci chiedono ( e vi assicuro che nei loro occhi si legge questo profondo desiderio) la dignità di crescere. Dignità che non può non pervenire se non dall'educazione. E' dalla comprensione profonda del proprio studente, dall'amore per la sfida che è l'educazione ( e parlo di educazione, non di insegnamento), dal desiderio di capire un disagio, mettendosi in discussione ed essendo grati del contributo che le scienze possono offrirci che andiamo a fondo della nostra missione: educatori, docenti, genitori o specialisti. La professoressa afferma che "purtroppo ogni anno si trova in classe due o tre alunni etichettati come dislessici" rispondo: mi dispiace per lei signora: non sa invece che benedizione ha avuto ad averli con sè!!! enrico rialti di seguito allego la risposta di E. Ghidoni dell'ass. Italiana Dislessia: L’Associazione Italiana Dislessia (www.dislessia.it) , che conta circa 4000 soci (operatori sanitari, insegnanti, genitori di ragazzi e adulti dislessici) e rappresenta oltre un milione (stimato) di dislessici italiani, esprime il proprio disappunto per lo spazio fornito alla prof. Pellegrino, che esprime posizioni pericolose ed arretrate su un problema così diffuso e misconosciuto nel nostro paese. Il disegno di legge sulla dislessia, contrariamente a quanto affermato nell’articolo, intende distinguere il problema dislessia dall’area dell’handicap, come espresso chiaramente nel testo del progetto. Il diritto ad una diagnosi non significa “trasformare le scuole in anticamera del reparto di neuropsichiatria” ma è il presupposto per un riconoscimento del problema e una sua gestione adeguata proprio nell’ambito della scuola. Purtroppo la prof.ssa Pellegrino manifesta in modo ingenuo e disarmante opinioni prive di qualsiasi base scientifica riguardo ai disturbi di apprendimento. La dislessia viene negata, ci sarebbero solo bambini che fanno errori , presumibilmente perché non si impegnano. I disturbi specifici di apprendimento sono liquidati e stigmatizzati come se fossero una mania di neuropsichiatri vogliosi di medicalizzare tutto il possibile. Il DSM IV, la più autorevole fonte di riferimento per le definizioni scientifiche dei disturbi mentali, viene ugualmente liquidato come qualcosa di superato da cui si riesumano delle entità fantomatiche . L’idea che ciò nasconda “operazioni di marketing” è perfino ridicola dato che per la dislessia notoriamente non esiste alcuna possibilità di trattamento con farmaci. La base neurobiologica e spesso genetica della dislessia viene sbrigativamente eliminata poiché “TAC e Risonanza magnetica non hanno evidenziato differenze tra il cervello dislessico e quello normale”, argomentazione non rilevante dato che le alterazioni sono a livello submicroscopico e pertanto non visibili con tali esami. Notizie divulgative di terza mano (per es. la ricerca secondo cui i bambini che nascono in inverno sarebbero più intelligenti),vengono aggiunte al calderone per concludere che le scienze psicologiche e neurologiche non hanno alcuna affidabilità . In pratica un ritorno alla cultura antiscientifica ancora imperante in parte della scuola italiana.. Senza analizzare nel dettaglio, basti dire che queste posizioni, conseguenti alla mancanza di formazione degli insegnanti sul tema dislessia, ha determinato per migliaia di bambini un percorso scolastico di sofferenze e di incomprensioni che spesso si conclude con l’abbandono. Bambini intelligenti e creativi che hanno grandi potenzialità purché siano compresi nella loro specifica difficoltà. Solo da pochi anni, soprattutto per azione della nostra Associazione, e con la collaborazione del MIUR, è iniziato un movimento di sensibilizzazione e di aggiornamento. Pensare che dislessia e disturbi di apprendimento non esistano e tuttalpiù siano dovuti a carenze della didattica è un illusione che , davanti alla persistenza del problema, finisce con il colpevolizzare il ragazzo dislessico. La didattica è importantissima e gli insegnanti devono aggiornarsi per poter affrontare il problema dislessia con metodologie didattiche adeguate, ma devono superare l’illusione di onnipotenza : la dislessia è un problema costituzionale è non può scomparire così facilmente. La missione degli insegnanti dovrebbe essere quella di accogliere e fare proprie le conoscenze scientifiche più recenti su questo tema per poter agire in maniera consapevole e mirata nella loro importantissima funzione di favorire l’apprendimento con metodi adeguati e personalizzati a seconda delle caratteristiche individuali degli allievi. Purtroppo c’è ancora molta strada da percorre per rendere la scuola italiana più adatta ad affrontare le difficoltà di apprendimento, ma per fortuna molti insegnanti non la pensano più come la professoressa Pellegrino. La ringrazio per l’attenzione Dr. Enrico Ghidoni

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