Di Giuliana Proietti - blog.donnamoderna.com/sessoeluna - Questa mattina stavo cercando un’idea per il post di oggi, quando mi è arrivata una mail da parte di Christopher Lane, professore di Inglese presso la Northwestern University ed autore del libro “Shyness: How Normal Behavior Became a Sickness” (Timidezza: Come un comportamento normale è diventato una malattia - non ancora pubblicato in Italia). Lane mi avvisava dell’uscita di un suo importante articolo sul Los Angeles Times.
Io avevo intervistato Christopher Lane qualche tempo fa, all’uscita del suo libro, perché ne avevo letto sulla stampa inglese e mi sembrava interessante la sua tesi, ovvero che molte malattie psichiatriche vengono inventate a tavolino, per soddisfare le esigenze di vari gruppi di pressione, fra cui le case farmaceutiche.
Poiché non tutti sanno di psichiatria e non conoscono bene il DSM, permettete che a questo punto io faccia qualche necessaria premessa…
Dovete sapere che quando il vostro medico, psichiatra o psicoterapeuta vi diagnostica una “depressione“, una “fobia sociale“, un “disturbo ossessivo-compulsivo“, un “disturbo da attacchi di panico“, così come un “disturbo dell’eccitazione sessuale“, o un “disturbo dell’orgasmo“, o ancora un “disturbo da dolore sessuale” ecc. ecc., egli/ella fa riferimento ad un manuale, che si chiama Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (in italiano «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali»), comunemente chiamato DSM.
Questo manuale contiene tutti i disturbi possibili in campo psichiatrico ed elenca per ciascuno di essi tutti i sintomi associati, in modo che lo specialista possa effettuare la diagnosi.
Il DSM, non a caso, è stato definito la Bibbia della Psichiatria, visto il larghissimo numero di psichiatri, medici e psicologi che lo utilizzano come principale riferimento per la propria attività clinica e di ricerca.
Christopher Lane, per il suo libro sulla timidezza (che da comportamento normale, umano, è stata fatta diventare una patologia psichiatrica nel DSM) , ha avuto modo di leggere tutta la documentazione sulla preparazione delle precedenti edizioni del Manuale Diagnostico per gli Psichiatri (che ora è alla sua quarta edizione), scoprendo cose veramente raccapriccianti.
Per farvi un esempio, vi cito cosa mi disse Lane in occasione dell’intervista di cui vi ho parlato:
“Nel 1987, quando diversi psichiatri furono chiamati a rivedere il DSM-III, essi dissero che il disturbo d’ansia sociale (”social anxiety disorder”) era un nome migliore per la fobia sociale (”social phobia”) perché rifletteva in modo più accurato i comportamenti che venivano osservati nella popolazione generale, fra cui l’ansia di parlare in pubblico, l’ansia nel fissare appuntamenti a qualcuno, e perfino l’ansia nel rapportarsi con figure autorevoli. Secondo me nessuna di queste paure, del tutto normali, può essere definita un disturbo mentale. Al contrario, esse sono così diffuse da essere parte della psicologia della vita quotidiana. Ma gli psichiatri che stavano aggiornando il manuale non la videro in questo modo. Essi pensavano di poter aiutare tutti, definendo sintomi del disturbo di ansia sociale questi comportamenti. Essi insistettero per cambiare nome alla “fobia sociale” in modo che essa potesse includere sempre più persone. E ci riuscirono. La lista dei sintomi ufficiali del disturbo di ansia sociale crebbe di conseguenza, e a molte più persone (oltre 18,5 milioni di nord-americani e 3 milioni di cittadini britannici) venne prescritto il Seroxat/Paxil come conseguenza”.
Ora gli psichiatri americani stanno preparando la Quinta edizione del Manuale: c’è molta attesa, perché si sa che vi sono forti pressioni per farvi rientrare ulteriori, nuove patologie, non presenti nelle precedenti edizioni, come ad esempio la Internet Addiction o il Disturbo da shopping compulsivo, il Disturbo relazionale, il Disturbo disforico premestruale, il Disturbo da apatia, la Sindrome di alienazione genitoriale.
L’estate scorsa, ci racconta Lane nel suo articolo per il Los Angeles Times, c’è stata una disputa fra psichiatri americani, riguardo alla nuova stesura del DSM. Per alcuni infatti esso dovrebbe essere formulato in modo trasparente e aperto; per altri è meglio invece che i dibattiti tra gli estensori del manuale avvengano a porte chiuse, magari facendo circolare ogni tanto qualche informazione sullo stato dei lavori.
Il DSM non è qualcosa che riguarda solo i medici e gli psichiatri di tutto il mondo, ma tutti noi, che possiamo essere considerati “sani” o “malati” a seconda di quello che è scritto in quel manuale. Nei Paesi che non hanno una sanità pubblica ad esempio, dove il rimborso per le spese mediche è demandato alle assicurazioni private, va detto che esse rimborsano solamente le patologie descritte nel DSM, e non altre.
Un consulente (cito da Lane) che aveva collaborato alla Terza edizione del manuale ha raccontato recentemente al New Yorker magazine come venivano fatte le riunioni per decidere cosa includere nel manuale statistico: “C’era pochissima ricerca sistematica e molta della ricerca esistente era realmente un pot-pourri eterogeneo di materiale sparpagliato, inconsistente e ambiguo. Penso che la maggior parte di noi abbia riconosciuto che vi era davvero una modesta solidità scientifica alla base delle decisioni che eravamo chiamati a compiere”.
Oggi le voci critiche al DSM si chiedono in particolare quali potranno essere i criteri per definire una patologia quale la “sindrome relazionale” o “la sindrome da alienazione genitoriale“, ma la preoccupazione più grande è che si faccia una “scienza su commissione”.
La Quinta Edizione del Manuale dovrebbe uscire nel 2012: sta a tutti noi vigilare affinché in questa Bibbia non entrino comportamenti che possono sicuramente rappresentare un disagio per chi li vive, ma che non vanno trattati come se fossero una malattia mentale vera e propria.
Un esempio pratico? Se adesso litigare con il proprio partner può essere considerato un modo più o meno sano di esprimere la propria personalità, in futuro si potrebbe ricevere una diagnosi di “disturbo relazionale” ed essere curati per questo con dei farmaci. Cosa vi fa più paura?
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Fonte: Los Angeles Times
Esopo


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