Un Medico del Carcere Racconta i Meccanismi della Violenza Istituzionale

Il presente documento è stato recapitato martedì scorso all'OISM (Osservatorio Italiano Salute Mentale)  dopo che l'autrice l'aveva postato come commento sul sito della Senatrice Poretti.

Onorevole Senatrice Donatella Poretti,
mi chiamo Ilaria Bologna e per più di un anno ho lavorato come medico di guardia presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, meglio conosciuta come "Le Vallette".
Non conosco per esperienza diretta la realtà dell'OPG. Leggere dei pestaggi e capire che non sono un'eventualità remota ed eccezionale, ma una realtà tanto grave quanto comune non richiede del resto una conoscenza approfondita: un'esperienza che non sia di solamente un paio di visite di mezz'ora all'interno di un'istituzione totale consente di capire immediatamente di cosa si sta parlando.
Al signor Maurizio Parenti cui preme che "il buon nome della Polizia Penitenziaria non sia infangato" mi sento di sottolineare che all'interno delle strutture carcerarie, e gli OPG nei fatti lo sono, i pestaggi da parte degli agenti (addirittura organizzati in apposite "squadrette") sono all'ordine del giorno, sono l'ovvietà di fronte a cui si trovano tutti i detenuti e tutto il personale che all'interno della struttura lavora. Medici in prima linea, è il caso di dire. Occorre una specificazione per quanto riguarda il ruolo del medico in carcere: nella maggior parte delle Case Circondariali di dimensioni medio-grandi il medico, fisicamente presente 24 ore su 24 all'interno dei padiglioni o delle sezioni, volente o nolente a stretto contatto con gli agenti, ha primariamente un ruolo da "manutentore". Deve garantire il benessere psico-fisico del detenuto non perché abbia la possibilità reale di approcciarsi a lui come a un suo paziente vero e proprio, ma perché l'istituzione per cui lavora esige ordine, e non esiste ordine se non attraverso "la salute" del detenuto. Automaticamente il medico assume anche poteri custodiali, e spesso non solo secondariamente. Il pestaggio raramente avviene nella totale ignoranza del medico: è piuttosto frequente che il detenuto picchiato venga poi portato in infermeria per "un controllo" e che siano palesi segni che rendono possibile, e francamente non solo al cosiddetto "occhio clinico", risalire all'accaduto. A seconda di quanta complicità/connivenza esista tra il medico e gli agenti, e dunque di quanto questi ultimi ritengano di dover temere, gli agenti stessi sono più o meno espliciti nel riconoscere cosa è effettivamente successo: potranno sostenere che "sono stati costretti", che "il detenuto era agitato e aggressivo", o addirittura apertamente compiacersi di "aver dato una lezione". A volte viene finta una rissa tra detenuti (il detenuto facilmente non parla per paura di un ulteriore pestaggio). In alcuni casi il detenuto non viene nemmeno portato in infermeria, e questo avviene soprattutto se gli agenti temono che il medico in turno possa refertare in cartella clinica le prove indiscutibili di ciò che è successo.
Una questione a parte sono poi le violenze praticate nei cosiddetti Reparti di Osservazione Psichiatrica, sezioni speciali in cui soggiornano, su richiesta della magistratura o a seguito di segnalazione del personale carcerario, i detenuti chepotenzialmente "affetti da patologia psichiatrica" sono candidati al percorso dell'ospedale psichiatrico giudiziario. In tali sezioni la contenzione a mezzo di manette, la sedazione non consensuale con iniezioni di psicofarmaci, la rimozione degli oggetti personali e di abiti, lenzuola e coperte "a scopo precauzionale" sono comuni ed "automatiche", e anche quando sono iniziative autonome degli agenti di Polizia Penitenziaria devono comunque essere confermate ed autorizzate in cartella clinica dal medico (quasi sempre uno psichiatra).
La domanda immediata dovrebbe essere: perché allora non esistono denunce di pestaggi da parte del personale sanitario in primis? La risposta è duplice. Per la mia esperienza i medici penitenziari si dividono grossolanamente in due categorie. Alcuni, sia per convinzione, comodità o quieto vivere, assumono totalmente il ruolo dei garanti dell'ordine e nella pratica sono spesso quasi indistinguibili dagli agenti, se non perché rispetto a loro hanno più potere. Certamente non saranno loro a denunciare i pestaggi. Altri, la minoranza, pur riconoscendo la realtà della sistematica violenza di Stato, arrivano comunque presto a considerarla la "tragica quotidianità" con cui devono avere a che fare, che disapprovano con lo scuotere la testa ma che "bisogna accettare, questo posto è così". I pochi che condannano e tentano di denunciare sono voci sole facilmente zittite, anche con la perdita del posto di lavoro: un medico "disallineato" crea diseconomia nel sistema.
Non lavoro più in carcere e la mia scelta, francamente in parte anche indotta, deriva dalla definitiva presa di coscienza di chi, dopo aver ingenuamente tentato di "fare bene il proprio lavoro perché meglio di niente", realizza irreversibilmente l'enormità dell'aberrante meccanismo cui deve sottostare, e come tale meccanismo gli impedirà sempre di ricoprire eticamente il proprio ruolo: perchè gli impedisce di curare per prima cosa gli interessi del paziente che è sempre prima di tutto un detenuto; gli impedisce di tutelare la relazione medico-paziente e con essa la confidenzialità e la segretezza delle informazioni scambiate; gli impone, più o meno sottilmente, di assumere ruoli educativo-disciplinari che non devono competergli.
Leggendo dei pestaggi nell'OPG di Montelupo tristemente non posso stupirmi, come non posso credere che infermieri e medici, psichiatri e non, ne fossero e ne siano all'oscuro. Come non potrò stupirmi se durante la sua visita a Montelupo, accompagnata dal signor Maurizio Parenti, nulla dovesse sembrare particolarmente fuori posto, se non, forse, qualche crepa nel muro.
La ringrazio dello spazio concessomi.
Ilaria Bologna

Centro di Relazioni Umane
www.antipsichiatria-bologna.net

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Commenti

Vi scrivo queste mie riflessioni in risposta all'intervento della d.ssa Bologna, con l'auspicio che vogliate pubblicarle. Effettivamente quello che segnala la d.ssa Bologna, della quale traspare immediatamente l'elevata nobiltà d'animo e la candidezza morale, deve fare riflettere. Perchè dovete sapere che, dall'inizio dell'anno ad oggi, all'incirca 200 miei colleghi sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso, per le botte prese dai detenuti, appena una settimana addietro un detenuto di Catanzaro, al quale evidentemente non bastava soltanto pestare gli agenti di Polizia Penitenziaria, ha pensato di riempirsi le tasche delle sue feci e tirargliere addosso, potete constatare quanto vi dico sui siti sindacali di categoria polpen.it - polpenuil.it - sappe.it - osapp.it, di certo non troverete mai queste notizie sul sito istituito dal ministero della giustizia polizia-penitenziaria.it, dove sono solo rose e fiori. Mi sembra logico allora, che se in un epoca, in cui a prendere le botte è normale che sia il controllore, la serafica d.ssa Bologna si meravigli e denunci di aver visto qualche angelico ed incolpevole detenuto dover ricorrere alle cure perchè malmenato dagli agenti aguzzini. Antonio, Ispettore di Polizia Penitenziaria
Ho letto il suo commento, ma non capisco il punto a cui vuole arrivare! Se anche i detenuti dovessero picchiare gli agenti di custodia ad ogni occasione che si presenta loro questo non giustificherebbe il fatto che la polizia penitenziaria copra i pestaggi da essa perpetrata manomettendo le procedure mediche del carcere. Si assuma piuttosto le proprie responsabilità: ammetta di aver picchiato un detenuto dichiarando i motivi per cui lo ha fatto. Da come ne parla, si direbbe che non vi sono impedimenti legali al fatto che gli agenti possano punire i detenuti che li aggrediscono. Mi pare però che il punto della dottoressa Bologna vertesse sul fatto che la polizia penitenziaria eserciti all'interno del carcere un potere che non le compete. Lei, in qualità di Ispettore di Polizia Penitenziaria, è in grado di confermarci o disconfermarci le prassi di abuso cui menziona la dottoressa? E poi, anche se i detenuti colgono qualsiasi occasione per picchiarvi o gettarvi merda in faccia, forse questo giustifica che voi passiate dall'altra parte della legge? Allora, che differenza ci sarebbe (dal punto di vista legale) tra voi poliziotti e i "delinquenti" che dovreste custodire? Sarebbe solo un problema di "fazioni" opposte (chi è da parte dello Stato e chi no)? Sa com'è, la violenza genera solo violenza. Come saggiamente scrive Jean-Marc Rouillian: "In questo paese, dove il buonsenso popolare sa bene che non si picchia un cane legato, altrimenti diventa cattivo, si accetta e si trova normale il fatto che qualche maniaco del manganello si accanisca su diverse migliaia di uomini incatenati." (J.M.Rouillian, Odio la mattina, p. 27) Perchè, non dimentichiamolo, la VOSTRA violenza è pur sempre violenza di Stato; e voi avete il potere (detenete voi le chiavi delle celle) e godete di una forte immunità legale (perchè la "legge" non solo la rappresentate voi in carcere, ma siete voi a farla sul momento). Non penso che il suo commento renda giustizia alle vittime dei pestaggi da parte degli agenti, però è apprezzabile il fatto che abbia voluto commentare qualificandosi per nome e carica. Potrebbe però fare di più spiegandoci come affrontare i casi di cui la dottoressa parla: quelli in cui gli agenti penitenziari si coalizzano per far valere il diritto della forza al di sopra di quello della legge (prevaricando non solo i detenuti ma anche il personale medico!). Grazie
Capisco la situazione carceraria in italia dato che ho un esperienza diretta come detenuto negli anni 80 ed ora nel 2008 come volontario dell'Associazione Criminon e quindi come Supervisore del programma Criminon all'interno degli Istituti Penitenziari, in Italia è ora che le Istituzioni si mettano dal punto di vista che ogni struttura che orbita nel sistema carcerario debba lavorare solo ed esclusivamente alla riabilitazione del detenuto e permettere alla polizia penitenziaria stessa di lavorare in condizioni adeguate all'ottenimento della riabilitazione del detenuto, è ora che qualsiasi forma di volontariato sia rivolta al miglioramento personale non solo sotto forma di impiego lavorativo del detenuto o in progetti passa tempo senza nessun risultato educativo, ma di miglioramento personale in quanto individuo facente parte di una societa', in poche parole il Criminale è un individuo che ha perso il rispetto di se' , quindi è necessario che i programmi sviluppati contribuiscano alla riabilitazione di questo(rispetto di se') e che il sistema carcerario dia l'opportunita' a programmi educativi come quello Criminon, di avere ampio spazio in ogni carcere italiano ed anzi non utilizzato solo al detenuto ma anche alle forze di polizia penitenziaria che interagiscono ogni giorno con il mondo criminale all'interno del carcere, bisogna lavorare sulla persona non con il pregiudizio che sono Criminali punto e basta , dall'alto devono capire che anno a che fare con delle persone, delle persone che anno perso il rispetto in loro stessi e che anche loro possono migliorare, e che valutino i progetti di volontariato in base a risultati in termini di abbassamento di statistiche di recidivita', oggi come oggi il carcere è una farmacia con psichiatri , psicologi, assistenti sociali che da' tanti anni non stanno ottenendo risultati adeguati al problema detentivo, non servono geni ma solo un programma come quello Criminon che lavora sul ripristino del rispetto di se' su' ogni detenuto.
Per quanto questo non giustifichi i pestaggi, la polizia penitenziaria si ritrova a lavorare in un ambiente non certo facile. Dal mio punto di vista le carceri dovrebbero essere un luogo di recupero, dove un criminale viene trattato con lo scopo non di renderlo mansueto ed innocuo per la società, ma qualcuno che una volta uscito possa essere utile alla società. Poco possono in questo senso gli agenti di polizia penitenziaria il cui scopo non è certo la rieducazione ma il mantenimento dell'ordine. L'attenzione dovrebbe essere rivolta a quegli "educatori della salute mentale" presenti nelle carceri che al posto di creare un percorso di rieducazione e di crescita non fanno altro che gli "spacciatori di pillole". Se questi facessero realmente il loro lavoro di rieducazione probabilmente le cose andrebbero meglio sia per i detenuti che per gli agenti. La domanda è, quanti di questi medici hanno le reali competenze per farlo? I risultati attuali mi sembra parlino da soli...
Volevo ringraziare Perplesso, la ringrazio di cuore, finalmente la luce che promana dal suo intervento mi ha svelato la verità. Finora non mi ero reso conto di tutto quello che mi circondava, nella mia ingenuità pensavo di essere un appartenente alla Polizia Penitenziaria, che quotidianamente fa il proprio dovere, e che si impegna a rispettare e fare rispettare le leggi dello Stato. E invece no! Dopo l'intervento del signor Perplesso, ho appreso quanto segue : "Si assuma piuttosto le proprie responsabilità: ammetta di aver picchiato un detenuto dichiarando i motivi per cui lo ha fatto." Orbene, che il signor Perplesso non abbia alcun pregiudizio è lampante, tant'è che ha dimostrato di possedere una sorta di sfera di cristallo, grazie alla quale riesce a trovare la verità assoluta. O forse no. Forse le cose non stanno come le hanno descritte il signor Perplesso e l'angelica d.ssa. Forse quello che facciamo quotidianamente io e le migliaia di miei colleghi, non corrisponde a quanto insinuato da qualcuno in questo sito. Ritiro i ringraziamenti che troppo frettolosamente avevo espresso. Antonio P.S. signor Perplesso per cortesia eviti le frasi altrui, qualche buontempone potrebbe malignamente pensare che le risulti difficile esprimerne di proprie.
Deve aver frainteso. Il soggetto della frase "Si assuma piuttosto le proprie responsabilità..." non è lei ma "la polizia penitenziaria", infatti la frase completa è: "Se anche i detenuti dovessero picchiare gli agenti di custodia ad ogni occasione che si presenta loro questo non giustificherebbe il fatto che la polizia penitenziaria copra i pestaggi da essa perpetrata manomettendo le procedure mediche del carcere. Si assuma piuttosto le proprie responsabilità: ammetta di aver picchiato un detenuto dichiarando i motivi per cui lo ha fatto. Da come ne parla, si direbbe che non vi sono impedimenti legali al fatto che gli agenti possano punire i detenuti che li aggrediscono." Quanto alle "frasi altrui", mi permetto eccome di ribadire la citazione in questione poiché è tratta da un'autobiografia di un detenuto che narra nei dettagli la quotidianità delle istituzioni carcerarie, le sue implicazioni e come essa venga vissuta dai detenuti. Tutti sti commenti non stanno portando da nessuna parte direi ... in fondo, a meno che lei non abbia prestato servizio presso l'istituto carcerario menzionato nella lettera della dottoressa, lei non è in grado né di confermare né di discomfermare quanto essa asserisce di aver visto. Se poi deciderà di cogliere il mio invito a spiegarci "come affrontare i casi di cui la dottoressa parla", dimostrerà almeno di avere più a cuore la tutela della legge che dovrebbe regolare i vostri istituti carcerari che non la tutela del "buon nome" della corporazione poliziesca di cui asserisce di far parte.
Vi siete chiesti come mai questa dott.ssa Bologna, è stata allontanata da questo istituto! per quale motivo? Credo che lo spiegerà lei stessa alla magistratura competente,a cui dovrà rispondere per le gravi accuse rivolte a tutti gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria di Torino. Assistenti sociali, psicologi, psichiatri,infermieri e dottori lavorano giornate intere in questo reparto a stretto contatto con gli operatori di Polizia dando il meglio di loro, e non sono certamente complici dei presunti aguzzini,e squadristi come definiti "dalla dottoressa" credo in tutta sincerità, che questa individua si passi la mano sulla coscienza prima di buttare fango sull'operato della Polizia Penitenziaria, a cui appartengo orgogliosamente.Con questo lascio a tutti voi giudicare. Sovrintendente Carlo
Davvero molto brava a sparare contro la Polizia Penitenziaria la cosa più semplice che puo fare una persona...vorrei che la Dottoressa raccontasse di episodi che accadono anche all'esterno delle quattro mua maledette..Ho fatto dei turni di piantonamento all'esterno presso un Ospedale Psichiatrico...credetemi bisogna arrestare tutti..Dottori..Infermieri..Psichiatri..Assistenti...raccontarvi le scene di violenza sarebbe davvero troppo atroce..facciamoci un'esame di coscienza..un pò tutti...

Dovresti invece raccontare quegli episodi. Come ho scritto sopra gli agenti di polizia penitenziaria dal mio punto di vista non sono l'obiettivo corretto.

Voi dovreste essere coadiuvati da persone che si prendono cura dei detenuti creando dei percorsi di edificazione in modo che il vostro lavoro sia più semplice da svolgere, ed in modo che quando ritornano nella società possano reintegrasi in modo utile.

Un amico agente di polizia penitenziaria mi ha raccontato che invece quel che accade è che questi spesso vengono imbottiti di psicofarmaci a volte fino al rimbecillimento totale. Non credo proprio che in questo modo si possa ripristinare il senso civico e morale del detenuto.

Poi ho una curiosità, quanti di questi detenuti "ribelli" sono sotto trattamento psichiatrico?

Sono anch'io un medico, e lavoro da oltre 12 anni cone specialista presso il Carcere di Torino. Ritengo che quanto denunciato da Ilaria vada considerato un fenomeno "possibile" ma tutt'altro che sistematico, anzi, almeno negli ultimi anni, eccezionale! Ovviamente non so nulla di altri istituti di reclusione, e mi riferisco unicamente alla Casa Circondariale di Torino. Per i lettori è opportuno segnalare che, a mio parere, quanto riferito da Ilaria, che io conosco assai bene, è in gran parte frutto di un suo vissuto personale e soggettivo, di grande sofferenza personale nello svolgimento del suo lavoro, solo in piccola parte riferibile a fatti obiettivi. Per inciso, io faccio parte di quei medici che si occupano dei loro pazienti e denunciano gli errori e le incompetenze, quando si verificano: sono pertanto completamente al di fuori delle due categorie banalizzate nella lettera di Ilaria. A volte la medicina troppo "ideologizzata" in senso politico-partitico può portare ad errori ancorchè involontari di valutazione della realtà dei fatti e delle situazioni. Forse un pò più di maturità (anche anagrafica!) non guasta.
cara ilaria, cosa hai combinato? lo sai chi sono ! sono un agente che ti ha aiutato nel tuo lavoro quotidiano, penso che dovevi stare più attenta nello scrivere queste cose, dovevi essere diplomatica quando si parla di certe cose, sei una persona molto sensibile, hai lavorato bene, in tutto il tempo che hai prestato al 2° piano ho un buon riccordo di te, specialmente quando ti ho aiutato a gestire un bordeline e sai chi! è abbiamo sudato 4 camicie, ti riccordi quante biciclette ci hanno montato!!!!!!!, come sai la mia situazione è peggiorata ma ho tutto sotto controllo, ancora ti ringrazio della tua discrezione, peccato che fare il medico in carcere non è facile squilla sempre il telefono e ti fanno fare km da un piano all'altro, perchè qui i medici corrono ragazzi!!!! hai subito tante pressioni dai miei colleghi perchè? facevi il tuo lavoro in modo umano!!! è questo ti fa onore ed esalta la tua professione che in alcuni casi ha soperito alla carenza di pscicologi nel carcere, sicuramente come medico sei molto valida, vista mia esperienza lavorativa, sei gentile con tutti ed ascolti i problemi che ti vengono esposti anche dagli agenti, a volte al di fuori del tuo compito,ma visto che sai fare bene il tuo lavoro dando un minimo di ascolto al paziente o agente è normale che ti chiedano un tuo parere. se cerchi ti fare il tuo lavoro lo sai che pesti i piedi a qualcuno e lo avevi capito!, come il sottoscritto, vai avanti per tua strada, e fai tesoro di questa lezione di vita. Molti che comentano le tue dichiarazioni forse come già letto hanno la coscienza sporca ed indossare una divisa non ti dà l'autorizzazione a fare ciò che vuoi, se qualcuno dei miei colleghi ha delle perplessità abbiamo un bel libro da fargli leggere ma è meglio che siano assistiti da un medico in quel momento!!! è il CODICE PENITENZIARIO LA TRIBUNA 2008 e leggetevi la circolare 3337/5787 del 1992 a qualcuno verrà un tremendo mal di pancia, noi come dipartimento penitenziario abbiamo illustri personaggi studiano per farci lavorare al meglio dandoci ottime direttive, ma qualcuno le ha mai lette ed eseguite?, noi facciamo un lavoro delicato è quando sento quel signore! che dice che si devono occupare di sicurezza è meglio che legga la circolare per ricredersi!. riccorda che anche se vedi alcune cose quando si dicono bisogna dimostrarle prima di tutto!!!!!, perchè hai lavorato in un ambiente ostile, e non hanno pietà ad affossarti o rovinarti pur di tapparti la bocca, mi meraviglio di alcuni medici in merito alla psichiatria, ma vi chiedo, ed io ho lavorato per 2 anni e mezzo in quel reparto di osservazione psichiatrica, che dice ilaria, vi dico che i detenuti che vedete in pochi minuti come potete capirli, più di noi quando li vediamo per turni interi, quanti ne ho salvati da impicagioni ed autolesionismo grazie alla mia professionalità e nessuno mi ha mai detto grazie per questo, ilaria si assume le sue responsabilità di quanto scrive, è sa benissimo quello che ha fatto. non si deve destabilizare il sistema e pericoloso..... cara ilaria ti auguro una grande carriera e ne hai le capacità. ancora grazie, cerca di rintracciarmi, ti ringrazio dei saluti. darkman un messaggio ai miei colleghi, fatte il vostro lavoro in modo umano, vi darà grandi risultati, e non giudicate chi è già stato giudicato, riccordate che nei carceri a volte ci sono degli innocenti e che figura facciamo!!!
Ma se hai tanto coraggio perchè non dici chi sei...collega??? Bisogna chiedersi come mai la "dottoressa" è stata mandata via...forse nel blocco dove sarebbe dovuto andare c' erano troppi marocchini e tossici e le facevano schifo...altro che medico e giuramento d'Ippocrate.
Leggere i commenti di "difesa" da parte di componenti (e non solo) della polizia penitenziaria, fa capire tanto, dice tutto. La solita retorica, la solita solfa. Indignazione simulata, rivendicazioni, bla, bla, sbeffeggiamento (beata, serafica, vergine, ecc.), dileggiare (sfera di cristallo), termini offensivi (individua), sminuimento, diluire, insinuazioni (perché è stata allontanata), focalizzazione dell'attenzione sulla persona (vissuto personale, grande sofferenza), deprezzare (fra le altre cose, buttare fango, brava a sparare) ecc. Come sempre, pare che la cosa bruci parecchio. Tipica reazione di chi ha la coda di paglia, tipica reazione di chi non regge al fatto che gli si punti l'indice contro per ciò che fa, tipica reazione di chi vuol fare quello che vuole senza che gli si dica nulla. È sempre interessante vedere chi difende se stesso. Sempre interessante il campanilismo e il cameratismo. O forse sbaglio? Ma se così fosse, allora non penserete "Se vi avessimo fra le mani!"... Ho conosciuto personalmente un agente di polizia penitenziaria. Sfogava le sue frustrazioni e le sue inferiorità picchiando con i colleghi i detenuti, e di ciò se ne vantava, era tutto tronfio, e aggiungeva che i detenuti dovevano capire che era lui il più forte e quello che comandava. E riteneva il pestare i detenuti un suo sacrosanto ed inviolabile diritto, qualcosa che gli spettava, qualcosa che nessuno doveva osare mettere in discussione. La ragione, secondo lui, stava tutta dalla sua parte, e reclamava e rivendicava ciò a tamburo battente. E per questo suo picchiare esigeva ammirazione e apprezzamento, apprezzamento a cui lui era abituato nel suo ambito e che si aspettava anche dalle persone che con le carceri non avevano, in ogni senso, nulla a che fare. Sono 200 i poliziotti che hanno avuto bisogno di cure? Ci fornisca anche il numero REALE di detenuti bisognosi di cure, così la ammireremo per la sua trasparenza.

hai mai pensato che chi dice certe cose lo fa non perchè ha la coda di paglia ma perchè sta dicendo la verità?

Non so da dove cominciare. Senti da che pulpito viene la predica. Perché, tu hai "concesso" a Ilaria la possibilità che la sua fosse verità? Non mi pare. E per giunta hai tirato in ballo la sfera privata e personale di Ilaria, e su ciò non è necessario fare commenti - perché si sa chi va sul personale e perché lo fa. Non una parola, da parte di alcuno, che qui contesti, ARGOMENTANDO, le parole di Ilaria. Solo aggressioni sulla persona e sfottò. Poi, veramente interessante la domanda manipolatoria, sminuente e offensiva. Certo, mi è mai passato per la mente questa tal cosa? Stavo aspettando lei che mi illuminasse, e mi sto ancora chiedendo da ove proviene tutta l'intelligenza e la brillantezza che l'ha portata a formulare la domanda. Qui il discorso non si può fare, ma visto che lei è medico di un carcere, chieda ai poliziotti cosa significa "servire il bollito" e chi è che lo serve questo bollito. Si informi sul perché i pestati non vanno in infermeria, ecc. Potrei continuare, ma forse le sai già queste cose, così come altre.

Ai miei cari colleghi,
non vi dico come rimango deluso da questi commenti, sono più che mai convinto che oggi non avete solo dei prosciutti sugli occhi ma dei veri muri di cemento armato.
Il perché la dr.ssa sia andata via, non sono notizie che dovete sapere ma ci sono seri e gravi motivi che l'hanno indotta a lasciare il lavoro, e pertanto mi rivolgo a tutti quelli che non vedono un elefante che gli passa davanti agli occhi ed a quei che fanno finta di non vedere, almeno astenetevi di lasciare commenti, visto che non avete il coraggio di cambiare niente!
Continuate a far finta di onorare la vostra divisa, e guadagnarvi lo stipendio che lo stato vi da', prima di discriminare un medico che ha avuto il coraggio di ribellarsi al sistema ricordati che la sua laurea se l'ha sudata con fatica e non potete essere voi a giudicarli!!!
Vi consiglio nuovamente di leggere la tribuna 2008 circolare 3337/5787 del 92, e da circa 16 anni che fate finta che non esiste chi ci dice come fare il nostro lavoro, buona lettura.

Caro Darkman, nessuno nega la realtà. Ma la realtà non è solo bianca o nera: non ci sono solo "guardie" sadiche e detenuti vittime. Ti dici collega, allora sai di che parlo. Pensaci, ai detenuti che tirano calci e pugni, che cercano di scappare, che nascondono lamette in bocca, che sputano saliva piena di epatite in faccia a te, a me, ai medici che cercano di aiutarli. Dimmi, davvero, dimmi se ti sembra corretto gettare fango su tutti noi. Ci sono quanti agenti a Le Vallette? Tutti bestie? Tutti corrotti? Tutti organizzati in piccole squadrette di picchiatori? Sostieni che noi non possiamo giudicare questa dottoressa. Ma lei, che non sa niente del carcere, giudica me e te e migliaia di colleghi, generalizzando, dicendo che tutti gli istituti sono così, che tutta la Polizia Penitenziaria è così. Beh io non mi vergogno di essere chi sono, perchè non ho mai consentito a nessun agente di aggredire un detenuto di cui ero responsabile e posso garantirti che quando sono stata di sorveglianza la calma regnava per rispetto e non per timore. Io ho sempre avuto il coraggio della verità e non mi sono mai trovata male. Provassimo tutti, a fare così, il carcere sarebbe più vivibile per tutti.
Danilo Ciccarino era un agente di polizia penitenziaria, vostro collega. Il 1° marzo 2009 è morto carbonizzato nel rogo della sua auto, dicono si tratti di suicidio, le indagini sono ancora in corso. Alla luce degli eventi letti qui il dolore è più forte. Aiutateci a capire perchè un ragazzo di 28 anni è scomparso così tragicamente, senza un addio ai suoi cari. C'è un blog dove la famiglia raccoglie i frammenti di notizie che parlano di lui http://danilociccarino.wordpress.com/ ed anche un indirizzo e-mail nospamcp-public@yahoo.it Grazie.
Mi permetto di invitare la cara, giovane e candida dottoressa a leggere un libro appena pubblicato dalla Laurus Robuffo, intitolato : La polizia penitenziaria si racconta: quella volta che....". Ne trarrà un quadro non necessariamente a favore della Polizia Penitenziaria, quanto piuttosto realistico e illuminante. Mi auguro che questo suo anno di esperienza non le lasci un segno troppo profondo. Il carcere non è per chiunque, lavoraci richiede una tempra morale, fisica e mentale che pochi veramente possiedono, ma sperimentare il carcere dona a chi è forte una umanità ed una capacità psicologica che nessun corso di laurea può insegnare. Come disse il poeta (Catullo) "Sono un essere umano. Nulla di ciò che è umano mi è sconosciuto". Daniela Mignone, orgogliosa di essere un Ispettore della Polizia Penitenziaria
visto che dalle citazioni passiamo ad altre citazioni, per esempio quella " del mito della caverna di platone " è un esempio per tutti quelli che continuamente mentono a loro stessi convinti di vedere la realtà. a volte essa è talmente scomoda che ci cambia profondamente, e facciamo finta di niente, oggi essendo uno dei pochi che si è liberato delle catene, penso di rimettermele io stesso in quanto da altre citazioni ero proprio uno stupido a solo pensar che avrei cambiato qualcosa! con il rischio della mia vita, pertanto tutte le riflessioni fatte sopra sono pura utopia visto che nessuno accetta la realtà per quella che è, il mitico film matrix non si discosta poi molto dal concetto di cartesio da cui ispirato, ci fanno vedere quello che vogliamo e ci sta bene così, addio
Sinceramente non ho ben capito. Ma mi scuso se ti ho offeso, Darkman. Anche io sono lontana dalle catene. Ti giuro, per quanto valore tu possa dare alla parola di una sconosciuta, che ho io visto la realtà, quella scomoda, tanto da dover andare, la sera, fuori di casa a urlare, per scacciare il dolore che ho provato di fronte a situazioni indescrivibili. Ho letto carte processuali (sono ispettore, dovevo) nelle quali il racconto crudele di ciò che era stato inflitto ai protagonisti, spesso bambini, era talmente raccapricciante da far vacillare la mia Fede. Non ho perso la fede, non ho odiato nessuno. e non sono la sola, nella Polizia Penitenziaria. Questo è ciò che intendevo con la mia "citazione". Cordiali saluti.
.........e che mi dite del povero Stefano Cucchi morto in carcere massacrato di botte a Regina Coeli ?????
E' di questi giorni la notizia che in carcere ci si toglie la vita 15-17 volte in più di quanti lo si faccia fuori. Sarebbe interessante sapere quanti di questi che si suicidano assumevano psicofarmaci.....

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