Un'ex ricoverata racconta presunte violenze subite

Si è svolta ieri davanti al tribunale in composizione collegiale (Giuseppe Spadaro, Angelina Silvestri e Carmine De Rose) la seconda udienza del processo a carico di due infermieri coinvolti nell'operazione denominata "Elettroshock", portata a termine dagli agenti del commissariato di via Perugini, che hanno scelto il dibattimento e non il rito abbreviato come le altre persone coinvolte nello stesso processo.

Dinanzi ai giudici sono comparsi Pino Franco, assistito dal suo legale Gregorio Barba; e Francesco Scarfò difeso dall'avvocato Antonio Torcasio. Entrambi sono accusati di violenza sessuale ai danni di alcune donne che erano ricoverate nel reparto psichiatrico dell'ospedale.

Ieri davanti ai giudici è stata la volta della parte civile. Dinanzi ai magistrati giudicanti è comparsa una delle presunte vittime delle violenze subite durante il ricovero.

Una donna di 29 anni, assistita dall'avvocato Leopoldo Marchese, ha risposto alle domande dei giudici e dell'accusa. Ha raccontato la sua triste storia, le presunte violenze subite, confermando tutto ciò che aveva resa nella fase immediata delle indagini al pubblico ministero, il sostituto procuratore Alessandra Ruberto.

Secondo la ricostruzione dell'accusa le violenze avvenivano in modo sistematico.

Sempre secondo la ricostruzione dell'accusa, sarebbero state 19 le donne giovani che avrebbero subito violenze e molestie sessuali. Di queste 7 si sono costituite parte civile. Al temine della deposizione della vittima l'udienza è stata aggiornata al 20 febbraio prossimo, nel corso della quale veranno ascoltate altre due donne vittime delle violenze, i consulenti dell'accusa e della difesa. Secondo l'accusa i presunti violentatori avrebbero fatto ingerire alle pazienti sostanze psicotrope, cioè tranquillanti e sedativi, con l'obiettivo di farle diventare indifese da ogni punto di vista. Poi ognuno avrebbe approfittato di questo stato soporifero. Uno dei reati contestati a diversi imputati è infatti quello di abuso nella somministrazione di tranquillanti alle ricoverate.

Era la vigilia di Ferragosto dello scorso anno, quando scattò l'operazione Elettroshock, con l'arresto di tre persone, ma le indagini proseguivano da mesi attraverso le intercettazioni carpite dalle microspie nascoste nel reparto. Poi nel corso delle indagini nell'inchiesta finirono altre sei persone.

Esopo
Tratto da:lameziaweb.biz

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