Alcol e psicofarmaci - giovane deceduto dopo TSO

Purtroppo non è la prima volta che a persone con chiari sintomi di assunzione di alcolici vengono somministrati psicofarmaci. Le conseguenze possono essere letali e in questo caso lo sono state. Questa pratica dovrebbe essere denunciata immediatamente da chi la subisce o dai famigliari per evitare altre tragedie. Inoltre perché una persona ubriaca dovrebbe essere ricoverato nel reparto di psichiatria? Il reparto più adatto dovrebbe essere Tossicologia proprio per evitare queste tragedie.

Giovane deceduto dopo Tso, forse per imperizia e imprudenza dei medici

Imperizia e imprudenza da parte dei medici. Sta in queste due parole l'ipotesi accusatoria con cui il pubblico ministero di Varese Sara Arduini ha concluso nei giorni scorsi le indagini preliminari per la morte di Beppe Uva (nella foto), il 43enne deceduto il 14 giugno dell'anno nel reparto di psichiatria dell'Ospedale di Varese dopo essere stato sottoposto a Tso, trattamento sanitario obbligatorio.

Secondo quanto contenuto nell'avviso inviato ai due indagati (il medico operante in Pronto soccorso nel momento del ricovero di Beppe Uva e il dirigente medico dell'Unità operativa di psichiatria) i medici avrebbero somministrato all'uomo, giunto in Pronto soccorso con chiari sintomi di assunzione di alcolici (poi confermati dalle analisi tossicologiche effettuate), farmaci antipsicotici, sedativi, ansiolitici e ipnotici. Medicinali tra le cui controindicazioni c'è proprio l'assunzione di forti quantitativi di alcol. Si sarebbe così scatenata una sinergia letale tra farmaci e alcol che ne ha ampliato l'azione "neurodeprimente", compromettendo in modo irreversibile le funzioni vitali, fino all'insorgere di un'insufficienza cardiorespiratoria e di un edema polmonare che non ha lasciato scampo all'uomo.

Il documento di chiusura delle indagini preliminari - cui seguirà presumibilmente un rinvio a giudizio per i due medici indagati - ha aperto nuovi interrogativi da parte della sorella di Beppe Uva, che da quel tragico giorno non ha smesso un momento di lottare per sapere la verità sulla morte del fratello: "Io mi domando come è potuto succedere - ripete disperata ma determinata Lucia Uva - come è possibile che dei medici abbiano fatto questo incredibile errore? C'è una spiegazione alla morte di mio fratello? Sono state fatte tutte le indagini cliniche necessarie? Sappiano che non ci fermeremo fino a quando non sapremo la verità".

Il tragico concatenarsi di fatti che portò alla morte del 43enne varesino, ebbe inizio nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2008, attorno alle 3 del mattino, quando Uva e un suo amico (entrambi in evidente stato di ebrezza alcolica) vennero sorpresi nella zona di piazza XXVI maggio, in zona viale Milano, a spostare in mezzo alla strada delle transenne. Fermati da una pattuglia di Carabinieri, poi raggiunti da una Volante della Polizia, i due vennero portati nella caserma dei Carabinieri di via Saffi. Da qui Beppe Uva dopo alcune ore è uscito in ambulanza per essere ricoverato al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Varese e poi al reparto di psichiatria, dove è morto poco dopo.

Tratto da AipsiMed

 

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