"Funzionamento" degli antidepressivi. Una "bugia buona"?

Che gli psicofarmaci utilizzati per la cura della depressione avessero pressapoco la stessa efficacia del "placebo" (cioè di una pillola inerte somministrata nei test ad alcuni ignari pazienti al posto dell'antidepressivo per verificare quali effetti siano dovuti al farmaco in sè e quali alla semplice suggestione) lo si sapeva da tempo.

Ora, però, la conferma arriva da un'analisi dei test presentati dalle stesse case farmaceutiche all'ente americano che regola l'immissione di farmaci sul mercato (FDA): degli effetti benefici dovuti alla somministrazione dei più comuni antidepressivi, più dell'85% è dovuto alla semplice auto-suggestione, cioè alla convinzione di prendere qualcosa "che ci farà stare meglio", mentre l'efficacia del principio attivo del farmaco si ferma al 15% dei miglioramenti riconducibili ai casi più gravi (1).

Gli psicofarmaci fanno in qualche modo "stare meglio": secondo i dati, sette pazienti trattati su 10 reagiscono alle terapia in maniera giudicata "positiva" (2). Allo stesso tempo, però, almeno 6 pazienti su 10 reagiscono ugualmente "bene" anche se trattati con una caramella qualsiasi che essi credono essere antidepressivo. Si "sentono meglio" perchè il farmaco modifica la loro percezione, e forse perchè attiva qualche molla "inconscia" che porta l'organismo ad affrontare i sintomi in maniera migliore.

In tutti i casi, ad essere reali, scientifiche, sperimentate, sono quindi solo le controindicazioni, gravi fino al certificato aumento di pensieri suicidi, e le spese miliardarie che cittadini, "depressi" e stati sostengono per mantenere in vita questa "bugia buona".

A sollevare l'ultimo polverone è stato lo studioso Irving Kirsch (quì sull'Huffington Post, quì sull'Espresso), che ha analizzato grazie al Freedom of Information Act la documentazione presentata dalle case farmaceutiche all'ente che ha approvato l'introduzione del mercato americano degli psicofarmaci ancor oggi più diffusi. Ed i migliori dati presentati dalle case farmaceutiche stesse non lasciano dubbi: almeno l'80/90% dell'effetto positivo dell'antidepressivo è dovuto alla pura e semplice autosuggestione.

Le questioni da affrontare sarebbero molte: l'ipermedicalizzazione cui il disagio psichico è troppo spesso sottoposto ed i conseguenti fenomeni di etero e auto-etichettamento, il problema grave posto dalle controindicazioni, le ragioni sociali alla base di un presunto aumento del disagio psichico (almeno percepito tale), la differenza tra sintomo e problema che dimostra come sia improprio chiamare l'antidepressivo "cura", il semplicismo con il quale si pretende sempre di "aggiustare" l'organismo con una semplice pillola, i grandi interessi mossi dall'industria farmaceutica ed il cinismo con cui opera, la debolezza degli stati, lo smarrimento della classe medica.

L'elemento che più di tutti mi affascina è, però, questo: la forza dell'auto-suggestione e delle forme di persuasione che modificano addirittura la percezione del nostro stato di salute. Perchè gli anti-depressivi, in qualche modo, spesso "funzionano"; forse più superficialmente dei percorsi di recupero integrati e delle psicoterapie, e al prezzo di gravi effetti collaterali che spostano la bilancia benefici-costi verso questi ultimi (e io, nel mio piccolo, mi occupo di questo genere di contro-informazione da tempi non sospetti), ma funzionano. E funzionano non perchè agiscanono in maniera diretta sul nostro organismo, perchè spingano un interruttore interno che improvvisamente ci fa stare meglio: nemmeno coloro che sostengono la bontà "meccanica" degli antidepressivi sono in grado di spiegare in maniera efficace perchè essi dovrebbero funzionare, anche se in misura ridotta, visto che questa branca di studi è ad oggi ancora in alto mare (la teoria che lega la depressione alla serotonina non è suffragata da prove).

Gli antidepressivi funzionano perchè il paziente crede che essi siano efficaci: perchè li prescrive un dottore, perchè appaiono come l'ultima spiaggia (o almeno come la soluzione più efficiente), perchè deresponsabilizzano e non provocano fatica. E, infine, perchè offrono una spiegazione solida, pur a posteriori, ad un evento "inspiegabile" che altrimenti ci spiazzerebbe.

Ci convincono, e noi ci sentiamo meglio: in parte perchè modificano la nostra percezione (nel campo della depressione non ci sono parametri oggettivi, ma solo "auto-certificazioni" soggettive, e forse è anche questa la ragione per la quale le case farmaceutiche investono tanto in comunicazione e poco in ricerca), in parte, probabilmente, perchè attivano nel nostro organismo qualcosa di reale per cui i sintomi si affievoliscono. Il meccanismo è, in qualche modo, lo stesso dei "miracoli", di molte "guarigioni miracolose": suggestione, e migliore percezione della propria condizione.

La forza per guarire è, in molti casi, non fuori ma dentro di noi. Eppure, non sappiamo come mobilitarla. Abbiamo sempre bisogno di credere che sia qualcun altro, a farci stare meglio: un farmaco, una pinità, l'amore, qualcosa che attivi delle energie che in realtà, a voler cercare, non giacciono troppo lontane: stanno là, al di sotto del nostro conscio, razionalmente inaccessibili. O, forse, ci basta che qualcosa ci convinca che stiamo meglio, che proviamo meno dolore, che la nostra tristezza è diminuita. La medicina ha un ruolo fondamentale, nel preservare la nostra salute; ma è pur vero che essa spesso procede a tentoni, ed agisce secondo percorsi che hanno poco a che fare con la scienza e molto con la suggestione.

Eppure, come società, non approfondiamo nemmeno la questione: pur riconoscendo che le cure vanno personalizzate, cioè che la reazione conscia e inconscia del paziente è fondamentale, ci sono milioni di ricercatori e di somministratori di farmaci, e milioni di ricercatori e di somministratori di religioni, ma solo poche centinaia di studiosi dell'effetto placebo.

Cosa succederebbe se domani scegliessimo di proibire o di limitare ai casi gravi gli antidepressivi, come la semplice "scienza" suggerirebbe? Se lasciassimo milioni di persone senza la pillola che li intontisce, che gli provoca dolorosi effetti collaterali, che li etichetta come malati, ma che in cambio offre un appiglio alla loro speranza e alla loro forza interiore? Basterebbe spiegargli che la guarigione può venire solo da loro, che lo psicoterapeuta gli permetterà di andare alla radice della questione? Basterebbe insistere per ridimensionare il loro disagio che spesso per primi chiamano "malattia"?

Il "conosci te stesso", l'introspezione, il confronto, un ambiente sociale e umano armonico, sono la prima soluzione ed il primo modo, forse, per mobilitare quelle "potenzialità interiori", tra cui una visione più ottimistica delle cose, o all'opposto per sciogliere quei blocchi che dialogano negativamente con la nostra salute "chimica" ed esteriore.

Ma se quella degli anti-depressivi fosse davvero, tutto sommato, una bugia "buona"?

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Nota:

(1) Ci sono buone ragioni per considerare questa percentuale ancora inferiore: come riportato da Irving Kirsch, per esempio, perchè un test con placebo sia realistico è necessario che tanto i pazienti quanto i medici non sanno di avere a che fare con un vero farmaco o all'opposto con una pillola inerte. Questo non è sempre vero, e soprattutto gli effetti collaterali reali indotti dallo psicofarmaco inducono chi non prova questi effetti a sapere di avere a che fare con un placebo, e viceversa.

(2) Reagire in maniera positiva non significa "guarire" o risolvere il problema: ci si può trovare di fronte ad una riduzione temporanea dei sintomi, o anche a miglioramenti clinicamente ridotti, o dovuti soltanto a un cambiamento nella percezione della propria condizione. Il dato per cui il trattamento genera benefici in 7 casi su 10 va preso assolutamente con le pinze; in questa sede non mi interessava mettere in discussione questi dati, ma leggerli alla luce dell'effetto placebo.

http://ilpensieroselvaggio.blogspot.com

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Commenti

"...che lo psicoterapeuta gli permetterà di andare alla radice della questione?" Bah se la pillola é acqua fresca figurati la psicoterapia ahahahah ! "Autosuggestione" é una parola senza senso. Lo psicofarmaco non serve a un cavolo...
Saluti da l'Istituto per la Ricerca Quasi Genuine! La depressione sottosoglia è una malattia mentale grave che è molto più comune di quanto si creda. In questo articolo presentiamo l'ipotesi che i pazienti che si sentono bene dovrebbe anche essere trattati come malati mentali. Latente Depressione Sottosoglia: l'epidemia nascosta con alto potenziale di mercato Bonkers Istituto per la ricerca Quasi autentico www.bonkersinstitute.org _________

Simpatico il link. Per quanto ironico contiene aspetti piuttosto vicini alla realtà :-)

vicini alla realtà
Sì, la satira e il Che Troppo Vicino Alla dolorosa Realtà!
In solidarietà,
Dr. M. I. Bonkers
Bonkers Istituto per la ricerca Quasi autentico
www.bonkersinstitute.org
Io convivo aihme, con la depressione da tantissimi anni, e forse era latente già da quando ero adolescente. Le cose nella mia vita non sono andate come volevo, ed ero veramente a pezzi... Non ho voluto mai prendere farmaci, cercando di tirare avanti fino a che 2 anni fa ero sull'orlo del precipizio. E mi è stata prescritta la paroxetina. Bene, per molti mesi sono stato davvero bene ... non al 100%, ma i migilioramenti nel mio stato e stile di vita sono stati INEQUIVOCABILI. Ed io ero un caso grave ... Quando ho iniziato a prenderla ho avuto terribili effetti collaterali d'ansia e non solo... ma ho finalmente cominciato a sentire la testa vuota, libera...pulita... Ora voi mi dite che l'antidepressivo è come il placebo. Si forse lo è per chi non è veramente depresso e vorrebbe "la pillolina magica" che gli realizzi i desideri. Ma chi soffre di depressione grave, cari amici di nopsych, ringrazia Dio che siano state "inventate" i vari sertralina, paroxetina e compagnia bella... Che non siano farmaci perfetti lo si sa ... ma ripeto, ringrazio Dio (o le case farmaceutiche) che le abbiano sfornate... e spero che un domani trovino qualcosa di meglio, o che la mia vita vada nella direzione che desidero e chissà, che non mi passi pure questo disturbo dell'umore... Cari saluti
A quanto pare rientri nel 15% che ne ha un qualche beneficio, un po' pochi visti gli effetti colaterali...

[edit...] ovviamente se sei triste e prendi qualsiasi droga non senti piu la tristezza ma non sei stato curato sei solo stordito e sballato da soltanze che alterano la percezione (es. derivati anfetamine mescalina popper benzina diluenti ) facendo da isolanti o agredendo le tue sinapsi o dilatando il tuo cervello.queste sostanze bloccano la recapitazione della serotonina perche le tue sinapsi si stanno solo spappolando .telo dice uno, a cui anno rovinato un lavoro che rendeva minimo 320 mila euro all'anno, con le loro caz.... di pillole.
Chiediti perche in brasile respirano la benzina, continua a prenderle che fra una decina di anni quando ti chiedono qualcosa ci metterai mezzora a rispondere e li capirai che sei restato sotto se non sarai sotto completamente per accorgerti.
Basti guardare elettroshoc e omosessualita poi con queste pillole infliggono il piu grave danno esistente all umanita distruggendo tantissime vite. solo il fatto che queste cose possono o potrebbero succedere dovrebbe essere un ottimo motivo per eliminare ste cose dall universo e dare un gran fanc...a tutti quelli che dicono che lo fanno per il tuo bene non capaci di relazionarsi e comprendere cio che li circonda dove oltretutto rubano la tua liberta sia mentale -fisica e di espressione questa e la voce di chi ha donato la sua vita per la ricerca e la solidarieta verso chi sofre e non ha smesso mai di lottare, lo sai anche tu cosa vuol dire soffrire e sarai daccordo con me che bisogna abolire qualunque cosa che potrebbe generare tale cosa non dando mai niente per scontato e non credere a pseudoscenze o scenze che tutti sanno che una scenza non puo essere mai sicura al 100 per cento(detto e ridetto secoli fa)non parliamo di matematica!e non credere alle menti di sto mondo che piu di 95per cento non capaci di intendere molte cose presi dalla propria esistenza e malate capaci di unfluenzare qualsiasi cosa cre ti circonda persino esperimenti ricerca einformazioni. Prova con una bella scopata o con maiorana che vedrai......il mondo dentro di te e quello fuori vanno scoperti............. con tanto affetto Sprea il business ha distrutto la mia vita e potra distruggere anche la tua business take your life-business is on your life-business take your bisiness

Quando ho iniziato a prenderla ho avuto terribili effetti collaterali d'ansia e non solo... Ora voi mi dite che l'antidepressivo è come il placebo. Sì, un antidepressivo è un placebo attivo. A differenza di un placebo inerte, come una pillola di zucchero, gli effetti collaterali di un antidepressivo inducono il paziente a credere che il farmaco è potente ed efficace. Studi  scientifici affidabili  hanno dimostrato che questi farmaci non curano nulla, inoltre il loro uso a lungo termine è dannoso per il paziente. I farmaci antidepressivi sono veleni tossici - non sono buoni per voi!

sono d'accordo. Parlo per esperienza. 10 anni di antidepressivo e non riesco a smettere. In più mi hanno spaventata dicendo che mi serve e che se lo smetto potrei peggiorare. Il fatto è che forse una parte di me ci crede... e non so come fare. Io stramaledico tutti i giorni il medico che me lo ha prescritto.

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