Antidepressivi: servono sempre?

Il trattamento farmacologico a base di antidepressivi, soprattutto gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), non è particolarmente efficace in caso di depressione lieve o moderata. Il British Medical Journal diventa sede di dibattito e scambio di idee riguardo all’efficacia delle terapie antidepressive. Argomento ampiamente dibattuto ma sempre ricco di spunti. Questa volta la riflessione parte da Joanna Moncrieff del Department of Mental Health Science dello University College of London, la quale si interroga sull’opportunità di migliorare le linee-guida proposte dal National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) che, al momento, raccomandano gli antidepressivi, e in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come trattamento per le depressioni moderate o severe.

Il punto di discussione è proprio il trattamento degli stati di depressione lieve e moderata per i quali gli studi condotti sino ad oggi dimostrano che non vi è un'efficacia significativa della terapia tra i pazienti sotto trattamento rispetto ai placebo. Questo è un nodo cruciale, non solo perché è in gioco la validità di una terapia, ma anche perché il mercato di questo tipo di farmaci è aumentato, rispetto all’inizio degli anni '90, del 253 per cento e quindi è evidente anche l'interesse del mercato farmaceutico.

“Joanna Moncrieff, nell’articolo pubblicato dall'autorevole rivista britannica si è posta in termini di dialettica e critica costruttiva nei confronti sia della linee-guida del NICE che della comunità scientifica”, ha dichiarato Giuseppe Carrà del Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali, Sezione di Psichiatria, dell’Università di Pavia.

Rimane il fatto però che per depressioni lievi e moderate il trattamento con gli SSRI non è particolarmente efficace. Se questo è un dato di fatto, come mai si continuano a prescrivere questo tipo di antidepressivi anche nei casi di episodi di depressione? “Per essere diplomatico posso risponderle che, forse, l’informazione dei medici di base, in proposito, è abbastanza carente. Perciò si finisce per usare questo tipo di farmaci in modo indiscriminato”.

Ma se non può affidarsi completamente al medico come può, allora, una persona a cui viene prescritta una cura a base di antidepressivi discriminare se la sua diagnosi di depressione rientra in quelle lieve, media o severa? In altri termini come fa ad essere sicura se è proprio dell’approccio farmacologico che ha bisogno e non di un approccio psicologico? “Difficile rispondere alla domanda. L’auspicio è che sia il Sistema Sanitario Nazionale a fare della campagne di comunicazione distinte per i medici e per i cittadini. Gli uni devono essere in grado di fare delle diagnosi corrette e di prescrivere la terapia giusta, i secondi devono responsabilizzarsi, magari puntando su una cultura associativa e alla formazione di gruppi, in modo da poter dire la loro quando si tratta della propria salute".

Fonte: Moncrieff J et al. Efficacy of antidepressants in adults. BMJ 2005;331:155-7.

emanuela grasso

da: Yahoo Salute
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
21/07/2005


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