Breve storia degli antidepressivi

In generale gli antidepressivi fanno parte insieme ai neurolettici della categoria dei tranquillanti maggiori, avendone per altro proprietà e ponendo problemi comuni (esempio: reazioni muscolari e discinesia tardiva). Sono farmaci altamente tossici, in particolare, gli inibitori delle monoaminoassidi (I-MAO, nome commerciale Parmodalin).

Inizialmente la farmacopea psichiatrica utilizzava amfetamine o farmaci stimolanti per affrontare la cosiddetta depressione. Queste sostanze che inducono euforia e senso generalizzato di energia hanno però effetti di breve durata e lo stato di piacere trasforma ben presto in disforia (ovvero senso di stanchezza fisica e mentale).

Intorno agli anni '50 venne sintetizzata l'Imipramina (da cui derivano gli antidrepressivi triciclici, tra i più noti in commercio: LaroxiI, Anafranil, Protiaden, Tofranil, Noritren, etc.).

Nonostante questa sostanza fosse stata pensata per i cosiddetti "pazienti schizofrenici" risultò "utile" per il trattamento sintomatico dei cosiddetti "pazienti depressi". Sempre negli stessi anni l'Iproniaride (I-MAO ovvero Parmodalin) sostanza usata originariamente come antitubercolare cominciò ad essere invece usata come antidrepessivo perché induceva un particolare stato di euforia nelle persone cui veniva somministrato.

Anche per la "depressione" come per la "schizofrenia" ed altro vengono proposte un'infinita varietà di ipotesi eziologiche, nessuna delle quali ad oggi sembra convincere del tutto la stessa comunità scientifica. Al di là di tutto, le statistiche fornite dagli psichiatri fissano intorno al 10/20% della popolazione l'entità di tale disturbo. Ciò significherebbe che in Italia il numero dei depressi si aggirerebbe intorno ai 5-10 milioni! Una cifra che ci pare francamente eccessiva e forse dettata da interessi che poco o nulla hanno a che vedere con l'attenzione dovuta alla salute delle persone.

Ripreso da: Oasiblu

 

campagna perchè non accada anche in Italia

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