Curata come depressa ma era un'ischemia cerebrale

Quattro dottori accusati di errata diagnosi, il Pm chiede la condanna «Sbagliarono: 8 mesi ai medici»

ERBA Rischiano otto mesi di reclusione, quanti ne ha chiesto il Pm Vanessa Ragazzi, più il pagamento delle spese legali, e un risarcimento «congruo», come lo ha definito l'avvocato di parte civile Edoardo Pacia, quattro medici comaschi: Guido Giovanni Benini, neuropsichiatra al Sant'Anna di Como, Marco Brenna, dell'ospedale Fatebenefratelli di Erba; il neurologo Franco Maria Di Palma, del Sant'Anna di Como; lo psichiatra Mariano Sergio Tomaselli, primario alla villa San Benedetto di Albese con Cassano.

Finiti sotto processo ieri a Erba con l'accusa di non avere riconosciuto che quello che colpì Maria Teresa Tramacere, 48 anni di Lipomo, nel 1998 non era una forte depressione, che le impediva di parlare causandole uno stato di afasia, bensì un'ischemia cerebrale.

Un dramma doppio quello vissuto dalla signora Tramacere, che il 6 luglio 1998, in un incidente stradale in provincia di Parma perse la figlia, e un paio di giorni dopo l'uso della parola, colpita da un ictus che dai medici ora finiti sotto accusa per lesioni personali colpose, sarebbe stato riconosciuto e curato come un disturbo di natura psichica e non organica. «Il sintomo più allarmante, l'afasia, è stato sottovalutato – hanno ricostruito nella loro deposizione il professor Antonio De Santis, professore associato alla cattedra di Neurochirurgia dell'università degli studi di Milano e il dottor Michele Dufour, dell'istituto di medicina legale della clinica Mangiagalli di Milano, consulenti tecnici nominati dal giudice Giuseppe Vanore – la signora aveva riportato un trauma cranico in seguito all'incidente in cui era morta la figlia, di sicuro i suoi sintomi potevano dare luogo a più diagnosi diverse tra di loro; resta da capire come mai i medici abbiamo deciso di scartare a priori l'ipotesi dell'ischemia grave, che tra l'altro anche a livello patologico meritava più attenzione, per la nevrosi. Sarebbero bastati dei semplici esami, una nuova Tac ad esempio, rispetto a quella disposta a Parma subito dopo l'incidente, per avere un quadro clinico chiaro».

Queste le ragioni della responsabilità penale per i quattro medici coinvolti i quali, secondo il Pm Ragazzi, sono da ritenere responsabili anche per aver ritardato, con la cura errata e l'utilizzo massiccio di antidepressivi e antipsicotici, il normale decorso della ischemia che aveva colpito la donna. In aula ieri a difendere uno degli imputati, il dottor Benini, anche l'onorevole Gaetano Pecorella, l'avvocato di Silvio Berlusconi, che ha chiesto l'assoluzione del suo assistito facendo valere il fatto che, dal quadro clinico all'epoca presentato, l'unica conclusione che uno psichiatra avrebbe potuto trarne era una grave forma di depressione. Il giudice ha aggiornato l'udienza al 12 luglio.

Roberto Canali
Da: www.laprovinciadicomo.it

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