Cellulite: Diagnosticarla grazie a una termografia

immagine grafica termica celluliteNell’ambito della medicina estetica la termografia viene utilizzata sempre più di frequente: oggi, infatti, la si utilizza anche per la diagnosi della cellulite. Questo problema estetico, solitamente trattato tramite l’utilizzo di creme anticellulite, da un punto di vista medico prende il nome di pannicolopatia edemato fibro sclerotica, è a tutti gli effetti una vera e propria malattia: la termografia offre agli specialisti la possibilità di visualizzare le condizioni reali della cellulite su una mappa termografica a colori. La procedura che viene seguita a questo scopo è tutt’altro che complicata, nel senso che per effettuare l’esame è sufficiente misurare la temperatura cutanea superficiale in diversi punti: la stessa temperatura, poi, viene mostrata da colori differenti sulle varie zone in base alla tipologia del problema. Le aree più fredde sono quelle più fibrotiche, che presentano macronoduli e micronoduli, mentre le aree più calde sono quelle in cui prevalgono la ritenzione e l’edema.

La cellulite, infatti, può essere di due tipi: fibrosa o edematosa, appunto. Si parla di cellulite fibrosa nel caso in cui a prevalere sia la destrutturazione fibrosa del tessuto connettivo che circonda le cellule adipose, mentre si parla di cellulite edematosa nel caso in cui a prevalere sia la ritenzione idrica. Il medico, una volta effettuata la termografia, è in grado di riconoscere il tipo di cellulite con cui ha a che fare e di conseguenza individuare la terapia più adatta alle circostanze. Non bisogna dimenticare che questa patologia si caratterizza per un’evoluzione molto complessa: ecco perché è indispensabile che la terapia sia stabilita solo da uno specialista medico.

Al di là delle informazioni e dei dati che possono essere ottenuti attraverso un’osservazione diretta, quindi, i medici hanno bisogno di ricorrere a metodiche strumentali – come la termografia, appunto – che offrono l’opportunità di effettuare una diagnosi corretta non solo per quel che riguarda la tipologia di cellulite, ma anche per ciò che concerne lo stadio di gravità raggiunto. Ci sono, infatti, ben quattro stadi di gravità successivi, i quali non sono altro che la conseguenza dell’evoluzione della malattia. Conoscerli permette, tra l’altro, di verificare nel corso del tempo se la terapia sta dando i frutti sperati.
Più nello specifico, il primo e il secondo stadio corrispondono allo stadio edematoso, il terzo stadio presuppone la formazione di micronoduli e il quarto stadio comporta la comparsa di macronoduli. Non è superfluo sottolineare che la patologia dovrebbe essere identificata il prima possibile, sin dalle sue prime manifestazioni. La termografia serve proprio a questo: nei primi stadi, infatti, possono non esserci manifestazioni evidenti, e quindi un esame tradizionale può non essere sufficiente. La termografia a contatto garantisce un’obiettività diagnostica che non può essere raggiunta in altro modo e che permette di limitare le obiettive difficoltà derivanti dalla constatazione di una patologia ai primi stadi.

La tecnologia in questione – il cui nome completo è “termografia a contatto a cristalli liquidi microincapsulati” – in realtà viene utilizzata già da diversi decenni, a partire dagli anni Settanta, e ha il pregio di assicurare, rispetto al decorso della cellulite, dei riscontri obiettivi: in questo modo i trattamenti da attuare possono essere valutati caso per caso e le terapie possono essere mirate.
I vantaggi che vengono offerti da questa tecnologia sono numerosi, a cominciare dalla facilità e dalla velocità con le quali si può ottenere una diagnosi certa. Ma non è tutto, perché allo stesso modo si possono valutare anche gli effetti. La cellulite, con la termografia, può essere distinta da una normale adiposità localizzata ed evidenziata sin dai primi stadi. In più, tale procedimento permette di identificare le zone che devono essere trattate e quelle su cui è opportuno insistere. Vale la pena di precisare che il tutto avviene in maniera rapida e, soprattutto, non invasiva: pochi secondi di applicazione sono sufficienti per fare sì che dalle lastre termografiche si possa ottenere il responso che si desidera, in modo indolore e del tutto innocuo.

Il medico, quindi, può ripetere l’esame tutte le volte che è necessario farlo. Le lastre termografiche mostrano immagini che consentono di individuare gli stadi della cellulite: nel caso in cui venga riscontrata un’immagine omogenea e priva di macchie, vuol dire che la cellulite non c’è, mentre gli stadi più avanzati mostrano buchi neri e macchie di leopardo (i primi sono i macronoduli, le seconde sono i micronoduli).

E se non sapete come è fatta una termocamera, sul sito www.geass.com potete trovare tutorial, filmati e caratteristiche tecniche di molte termocamere.

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