Il caso contro la psicoterapia

Contributo di: AnyFile
Traduzione a cura di: Gigi

“Ciò di cui abbiamo bisogno è di avere un maggior numero di amici benevoli e meno professionisti”
Jeffrey Masson, Dottore in Filosofia,
nel suo libro Contro la Terapia
(Atheneum, 1988, pag. XV)

La migliore persona con la quale parlare dei tuoi problemi nella vita è, in genere, un buon amico. E’ noto che “i terapisti sono amici costosi” mentre gli amici sono “terapisti” gratuiti. Contrariamente a quanto la gente crede e contrariamente a quanto la propaganda dei professionisti della salute mentale vuol farci credere, nell’addestramento degli psichiatri, degli psicologi e degli altri professionisti della salute mentale si fa poco o nulla per renderli preparati come consulenti o “terapisti”. Potrebbe sembrare logico che, a titoli quali dottorato di ricerca in psicologia o lauree in psichiatria, come ufficiale medico o assistente sociale, sia associata una certa competenza. La verità, molto spesso, è proprio l’opposto: generalmente una persona che offre il proprio servizio come consulente, meno percorso ufficiale ha fatto, per conseguire un titolo di studio su questo, più è probabile che sia un buon consulente, perché una persona di tale genere usa la propria capacità e non le credenziali su cui basarsi. In generale, la migliore persona con la quale tu possa parlare è quella che ha affrontato e risolto le stesse difficoltà che hai tu ora. In genere, se eviti i “professionisti” che affermano il proprio valore basandosi su anni di studi accademici o addestramento professionale, avrai solo vantaggi.

Ho chiesto ad un’assistente sociale laureata e con un master in lavori sociali, appena assunta in un ospedale psichiatrico, se pensava che gli psichiatri con cui lavorava avessero una speciale capacità di lavorare con i pazienti e risolvere i loro problemi, ha risposto con un sonoro NO. Ho posto la stessa domanda ad un giudice che ha una vasta esperienza con gli psichiatri in tribunale ed egli mi ha dato la stessa risposta ed ha puntualizzato categoricamente la stessa cosa.

Ho chiesto anche l’opinione di un insegnante della scuola superiore che lavora come consulente per aiutare i giovani a superare l’abitudine e la dipendenza dalle droghe e che, quindi, ha una certa esperienza di psichiatri e delle persone che li consultano. Gli ho chiesto se ritenesse che gli psichiatri riescano a comprendere meglio la natura umana rispetto a non professionisti della salute mentale. Ci ha pensato un momento e poi ha risposto: ”No! Basandomi sui fatti, non lo credo.”

Nel suo libro Contro la Terapia, una critica della psicoterapia, pubblicato nel 1988, lo psicoanalista dott. Jeffrey Masson parla di quello che lui chiama “il mito dell’addestramento” degli psicoterapisti. Dice: “I terapisti, generalmente, si vantano della loro ‘esperienza’e dell’’approfondito addestramento’ cui sono stati sottoposti; quando discutono di competenza si sentono frasi come ‘è stato ben addestrato’oppure ‘ha fatto un corso di specializzazione’. La gente è piuttosto incerta sulla natura dell’addestramento psicoterapeutico e molto raramente i terapisti incoraggiano i loro pazienti a chiedere spiegazioni in merito. Non lo fanno per una buona ragione: spesso il loro addestramento è molto modesto. …I più lunghi ed elaborati addestramenti sono i classici addestramenti psicoanalitici, ma non lo sono in base alla quantità di materiale trattato. Ho trascorso otto anni sul mio addestramento psicoanalitico e, col senno di poi, penso che avrei potuto apprendere le idee di base in circa otto ore d’attenta lettura.” (Atheneum/Macmillan Co., p. 248) A volte, perfino gli stessi psichiatri e psicologi ammettono di non aver una particolare esperienza. Alcune di queste ammissioni le ho ricevute da persone che sono amici che svolgono l’attività di psicologi. Significativo è il caso di uno psicologo, con un dottorato di ricerca, che mi ha confessato quanto sia sorprendente il far parte di una categoria di persone che la gente paga 50 dollari l’ora solo per discutere con lui dei propri problemi. Ha ammesso che questo, in verità, non ha alcun senso, poiché potrebbero fare la stessa cosa con altre persone, gratuitamente. “Naturalmente” ha detto “continuerò ad andare nel mio studio domani a prendere 50 dollari l’ora per parlare con le persone”. A causa dell’inflazione, oggi il costo di una seduta è generalmente superiore a cinquanta dollari l’ora.

Nel suo libro Il regno dell’errore, pubblicato nel 1984, lo psichiatra Lee Coleman dice: “Gli psichiatri non hanno alcun valido strumento scientifico o competenza”. (Beacon Press, p. IX).

Garth Wood, uno psichiatra britannico, nel suo libro Il mito della nevrosi, afferma: “ Comunemente si crede che gli psichiatri abbiano la capacità di ‘vedere dentro le nostre menti’ per comprendere il lavoro della psiche e forse persino di essere in grado di prevedere il nostro comportamento futuro. In realtà, ovviamente, non possiedono queste capacità. … in verità ci sono solo pochissime malattie psichiatriche e solamente un ridottissimo numero di terapie che hanno qualche successo… nel postulare che ci sia un ipotetico processo psicologico o biochimico che è la causa, gli psichiatri tendono a stendere una cortina fumogena rispetto al fatto indiscutibile che, in realtà, non è difficile riconoscere o curare la maggior parte delle malattie psichiatriche. Se si prendesse un intelligente profano, gli basterebbe un weekend per imparare a farlo” (Harper & Row, 1986, pp. 28-30; accento originale).

In un articolo di copertina la rivista Time, del 1989, intitolato “La depressione della psichiatria”, fece la seguente osservazione: “Gli psichiatri stessi riconoscono che la loro professione spesso stride come una moderna alchimia” – piena di termini gergali, difficili da comprendere, che generano confusione e mistificazione e ben poca conoscenza reale che sia preziosa. (“La psichiatria sul divano”, rivista Time, 2 aprile 1979, p. 74).

Una volta ho chiesto ad un’assistente sociale, il cui lavoro è la consulenza a adolescenti difficili, la cui esperienza comprendeva consulenze individuali e familiari, se l’addestramento ricevuto e gli studi fatti nel suo percorso formativo la rendessero più qualificata nell’attività da lei svolta, mi ha risposto che una parte di lei voleva rispondere di sì perché, dopo di tutto, aveva dedicato molto tempo e parecchie energie ai propri studi e al proprio addestramento, citando anche alcuni piccoli benefici ottenuti da questo, tuttavia ha concluso: ” penso che la maggior parte delle cose che ho fatto avrei saputo farle senza studi e addestramento”.

La maggior parte dei professionisti della salute mentale, tuttavia, ha un comprensibile blocco mentale o emozionale quando è costretta ad ammettere che ha dedicato (in realtà sprecato) parecchi anni della propria vita per laurearsi o per la formazione professionale e che non è in grado di capire e aiutare le persone meglio di quanto fosse in grado di fare prima di intraprendere tali corsi. Molti sanno questo, ma non vogliono ammetterlo pubblicamente o lo fanno solo raramente. Alcuni non riescono ad ammetterlo nemmeno a loro stessi. Hans J. Eysenck, è un professore di psicologia all’università di Londra. Nel numero di dicembre 1988 della rivista Psychology Today, il redattore anziano descrive il dott. Rysenck come “uno dei più conosciuti e rispettati psicologi del mondo” (pag.27). Questo psicologo così famoso ha fatto la seguente affermazione circa la psicoterapia: “Ho fatto spesso tale affermazione ed ho citato molti esperimenti a sostegno di questo, cioè che ci sono ben poche evidenze dell’efficacia della pratica della psicoterapia…le prove su cui si basa questo punto di vista sono abbastanza numerose e si stanno rafforzando sempre più ogni anno” (“Learning Theory and Behavior Therapy”, in Behavior Therapy and the Neuroses, Pergamon Press, 1960, p. 4). Il Dott. Eysenck disse questo nel 1960. Nel 1983 ha affermato: “L’efficacia della psicoterapia è sempre stata lo spettro al banchetto nuziale, dove migliaia di psichiatri, psicanalisti, psicologi clinici, assistenti sociali e altri professionisti celebrano il lieto evento e non prestano alcun’attenzione alle prove della precoce cristallizzazione delle loro spurie ortodossie” (“The Effectiveness of Psychotherapy: The Specter at the Feast”, The Behavioral and Brain Sciences 6, p. 290).

William Kilpatrick, professore di psicologia evolutiva al Boston College, nel libro The Emperor’s New Clothes: The Naked Truth About the New Psychology, (Crossway Books, 1985) afferma che abbiamo attribuito agli psicologi una competenza che non possiedono.

Nel 1983, tre professori in psicologia alla Wesleyan University nel Connecticut, hanno pubblicato sul The Behavioral and Brain Sciences , una rivista specializzata, un articolo dal titolo “ Un’analisi degli studi sulla psicoterapia confrontata agli studi sul placebo”. Il compendio dell’articolo termina con queste parole: “…non ci sono prove che i benefici ottenuti dalla psicoterapia siano maggiori di quelli prodotti da un placebo”. (Leslie Prioleau, et al., Vol.6, p.2759.

George R. Bach, psicologo, ed il coautore Ronald M. Deutsch, nel loro libro Pairing, fanno la seguente osservazione: “ Non ci sono abbastanza terapisti che possano ascoltare neanche una piccola parte di queste coppie e, inoltre, la terapia non dà risultato. L’opinione popolare è contraria quando i terapisti, come consulenti matrimoniali, tengono gli incontri; l’argomento principale, quasi invariabilmente è: perché la loro terapia è efficace soltanto in una minoranza di casi?” (Peter H. Wyden, Inc. 1970, p.9, enfasi in originale).

Il dott. K. Edward Renner, professore del Dipartimento di Psicologia presso l’Università dell’Illinois ad Urbana, nel suo libro What’s Wrong With the Mental Health Movement, nel capitolo “Psicoterapia”, osserva: “ Quando è inserito un gruppo di controllo, questi pazienti recuperano quanto quelli che ricevono la terapia. … L’entusiastica fiducia espressa dai terapisti circa la loro efficacia, nonostante i risultati negativi, evidenzia il problema che devono prendere importanti decisioni umane molte volte al giorno. Sarebbero in una posizione alquanto difficile se non credessero in ciò che stanno facendo” (Nelson-Hall Publishers, 1975, pp.138-139; enfasi in originale).

Un esempio di ciò è accaduto presso la clinica psichiatrica del Kaiser Foundation Hospital in Oakland, California. Di 150 persone, che cercavano psicoterapia, tutte tranne 23, sono state sottoposte alle cure, mentre queste 23 sono rimaste in lista d’attesa. Dopo sei mesi i medici hanno controllato le persone lasciate in lista d’attesa per verificare quanto erano migliorate quelle sottoposte alla psicoterapia rispetto a queste. Al contrario di quanto si aspettavano, gli autori dello studio hanno osservato che “I pazienti in terapia non miglioravano in modo efficace più di quanto non facessero quelli in lista d’attesa”. (Martin L. Gross, The Psychological Society, Random House, 1978, p.18). Nella seconda edizione del suo libro Is Alcoholism Hereditary? pubblicato nel 1988, il dott. Donald W. Goodwin, dice. “Non vi è proprio alcuna prova scientifica che la psicoterapia sia d’aiuto a qualcuno nel caso dell’alcolismo o in altre condizioni” (Ballatine Books, 1988, p. 180).

Lo psichiatra britannico Garth Wood, critica la “psicoterapia” dei tempi moderni nel suo libro The Mith of Neurosis, pubblicato nel 1986, con queste parole: ”Questi fuorvianti creatori del mito, ci hanno incoraggiato a credere che gli infiniti misteri della mente sono modificabili da professionisti esperti, alla stessa stregua di tubi dell’acqua o del motore di un’automobile. Questa è spazzatura. Infatti, questi terapisti a parole, praticanti della psichiatria cosmetica, non possiedono alcun efficace addestramento o abilità riguardo all’arte di vivere la vita. E’ da notare che ci hanno preso in giro per molto tempo. … Resi importanti dal loro stato di uomini di scienza, rimettendosi ai loro titoli accademici, resi magici dalle iniziali poste dopo il loro nome, noi, i polli, ci beviamo le loro insensatezze come fossero vangelo. Dobbiamo imparare a riconoscerli per quello che sono: gente che non possiede alcuna specifica conoscenza della psiche umana e che, nonostante ciò, hanno scelto di spendere la loro vita a diffondere il mito che essi sappiano veramente come funziona la mente.” (pp.2-3).

Il fatto che sia meglio conversare con degli amici, piuttosto che con uno psicoterapista professionista, è illustrato dalle affermazioni rilasciate da una donna intervistata da Barbara Gordon e pubblicate in un suo libro edito nel 1998: “ Per Francesca, la psicoterapia è stata una mezza fortuna. -Aiuta, ma non quanto alcuni buoni e sensibili amici. Io pago un terapista perché mi ascolti e, alla fine dei 45 minuti, dice: ’Abbiamo terminato il tempo a disposizione. Continueremo la prossima volta’. Un amico, invece, puoi chiamarlo a qualsiasi ora e dirgli: ’Ho bisogno di parlarti.’ Gli amici sono lì e ti amano veramente e vogliono aiutarti.” In un’intervista con un’altra donna, nella stessa pagina del libro, alla signora Gordon, a proposito del dolore per la perdita del marito, è stato detto:” I buoni strizzacervelli possono forse riuscire a trattare il problema; i due ai quali mi sono rivolta non sono stati in grado di aiutarmi.” (Barbara Gordon, Jennifer Fever, Harper & Row,. 1988, pag. 132).

Nel numero di giugno 1986 della rivista Science 86, lo psicologo Bernie Zilbergeld scrive in un articolo che “noi siamo accalappiati dalla terapia anche se parlare con un amico potrebbe fare la stessa cosa .” Cita uno studio dell’Università di Vanderbilt che confronta la “psicoterapia” professionale con la discussione dei propri problemi con persone interessate, ma non professionalmente addestrate: “Giovani con una gran varietà di nevrosi sono stati affidati a ciascuno dei due gruppi di terapisti. Il primo era costituito dai migliori psicoterapisti professionisti della zona, con un’esperienza media di 23 anni; il secondo gruppo era composto di professori universitari con la reputazione di buoni comunicatori, ma senza alcuno studio in psicoterapia. Terapisti e professori hanno visto i loro clienti per non più di 25 ore. Il risultato è stato: ”I pazienti in terapia presso i professori universitari hanno mostrato … quantitativamente, gli stessi progressi di quelli in terapia presso gli psicoterapisti professionisti.” (p.48). Zibergeld fa notare che “lo studio di Vanderbilt sopra menzionato, non è l’unico che mostra l’infondatezza delle affermazioni circa la superiorità dei professionisti.” (ibid, p. 50)

Il membro della facoltà della New School for Social Research e assistente Professore Aggiunto di Social History all’Università di New York, Martin Gross, ha affermato che “Il concetto che un uomo che ha alle spalle un’istruzione in medicina o un dottorato in psicologia, abbia una capacità particolare di vedere dentro la natura umana, è falso.” (citato in “And ACLU Chimes in. Psychiatric Treatment may be Valueless”, Behavior Today, 12 giugno 1978, p. 3) La credenza che gli “psicoterapisti” posseggano capacità particolari, conoscenze speciali rispetto alle altre persone, è implicita nell’idea della “psicoterapia”. Nel fare questo ragionamento contro la “psicoterapia” utilizzo, senza bisogno di dimostrazioni, soltanto il fatto che una conversazione con gli psicoterapisti non sia meglio della conversazione con altre persone. In difesa della psicoterapia, lo psichiatra E. Fuller, nel suo libro pubblicato nel 1986, dice: ”Dire che la psicoterapia non funziona è come affermare che la prostituzione non funziona; coloro che traggono beneficio da queste personali transazioni, continueranno a farlo, senza tener conto di quello che gli esperti ed i ricercatori avranno da dire” (Witchdoctors and Psychiatrists. The Common Roots of Psychotherapy and Its Future, Jason Aronson, Inc. p. 198). Se siete veramente disperati nel cercare qualcuno con cui parlare, allora la “psicoterapia” potrebbe essere utile. Tuttavia, se avete una buona rete di amici e familiari che hanno a cuore il vostro interesse, con cui parlare confidenzialmente, non c’è bisogno di “psicoterapia”. Proprio come un uomo felicemente sposato o un uomo con una buona relazione sessuale con una ragazza fissa in genere non ha bisogno di andare con una prostituta, le persone con buone amicizie, generalmente non hanno bisogno di “psicoterapia”.

Che cosa succede se avete bisogno di informazioni per risolvere un problema in cui i vostri familiari e amici non possono aiutarvi? In quei casi, in genere, la persona migliore con cui parlare è quella che ha già vissuto o sta vivendo lo stesso problema che avete. A volte, un buon modo per trovare tali persone è partecipare agli incontri organizzati per affrontare il tipo di problema che avete. Per esempio (qui elencati in orine alfabetico secondo il loro nome inglese) gli Alcolisti Anonimi, i Gruppi di Sostegno all’Alzheimer, il Gruppo di Aiuto per l’Agorafobia, Al-Anon (per i familiari di alcolisti), i Gruppi di Sostegno ai Mutilati, il Gruppo di Sostegno per l’Anoressia e la Bulimia, il Gruppo di Sostegno per l’Afasia, Gruppo di Sostegno agli Artritici, Gruppo di Sostegno ai figli degli alcolisti, Affrontare il Cancro, Debitori Anonimi, Gruppo di aiuto ai divorziati, Associazione per i diritti dei Padri (per uomini divorziati), Giocatori Anonimi, Gruppi d’aiuto contro l’Herpes e Gruppi come HELP, Madri cui sono stati tolti i figli, Nar-Anon per familiari di chi abusa di narcotici, Drogati Anonimi, Iperalimentati anonimi, Genitori Anonimi, Genitori con figli in condivisione, Genitori senza Partners, Ex Fumatori Anonimi, Resolve Inc. (gruppo di aiuto che si occupa di infertilità e di aborti spontanei), Shopaholics Ltd (per chi abusa negli acquisti), Gruppi di Singles, Fumatori Anonimi, Gruppo di Supporto a Balbuzienti, Gruppi di Donne, Organizzazione di assistenza alle madri non sposate. I giornali locali hanno spesso un elenco degli incontri tenuti da queste organizzazioni. Un compagno che abbia problemi simili ai vostri e che ha, quindi passato gran parte della propria vita a cercare una soluzione, ha una probabilità notevolmente superiore di sapere cosa fare nella tua situazione, rispetto ad un “professionista” conosciuto come esperto nella risoluzione di ogni tipo di problemi. Il mito dell’addestramento e delle capacità nella psicoterapia professionale è così diffuso, tuttavia, che si possono trovare persone in questi gruppi di auto aiuto che raccomanderanno o indicheranno un particolare psichiatra, psicologo o assistente sociale. Se sentite un consiglio simile, ricordate quello che avete letto in quest’opuscolo e non tenete conto di un simile consiglio. Fatevi consigliare dalle persone del gruppo che non siano professionisti e che abbiano avuto un’esperienza diretta con il genere di problema che vi affligge. Avrete consigli migliori e, cosa importante, vi eviterà lo stigma psichiatrico. Nel suo libro A New Guide To Rational Living, Albert Ellis, Dottore in Filosofia, psicologo di New York City e Robert A. Harper, dottore in filosofia, scrivono: “ Un’educazione, piuttosto che un modello psicodinamico o medico della psicoterapia” (Wilshire Book Co., 1975, p.219). Lo psicoterapista e psicologo prof. Harvey L. Saxton, dottore in filosofia, nel suo libro Get Ready, Get Set… Prepare To Make Psychotherapy a Successful Experience for You, dice: “Cos’è la psicoterapia? E’ semplicemente una rieducazione. La rieducazione implica uscire dal vecchio metodo che non funziona e imparare un qualcosa di nuovo che funzioni. I pazienti, in un certo senso, sono come gli studenti, hanno bisogno della capacità e della volontà di entrare in un processo di rieducazione” (University Press of America, 1993, p. 1). Lo psicoterapista Mandy Aftel e il professor Robin Lakoff, dottore in filosofia, nel loro libro When Talk Is Not Cheap, Or How To Find The Right Therapist When You Don’t Know Were To Begin, dicono: “La terapia …. È una forma di educazione” (Warner Books, 1985, p. 29). Poiché la così chiamata psicoterapia è una forma di rieducazione, non una terapia, non avete bisogni di un medico o di un terapista, ma di una persona che sia qualificata per educarci nelle cose della vita dove avete delle difficoltà. Il posto dove cercare qualcuno con cui parlare è dove potete trovare qualcuno con queste conoscenze. Chi afferma di essere un esperto, uno psicoterapista “professionista” con alle spalle un programma di addestramento non è mai o raramente la persona migliore che possa consigliarvi.

L’AUTORE, Lawrence Stevens è un avvocato che, tra l’altro, rappresenta “pazienti psichiatrici”. I suoi opuscoli non sono protetti da copyright. Siete invitati a farne copie per la distribuzione a chi possa beneficiarne.

Vedi anche Therapy’s Delusions – una critica alla psicoterapia.

AGGIORNAMENTO DEL 2001

“Nel mio addestramento [come psicologo clinico] ho sentito molte cose sullo ‘sbilanciamento biochimico’e ‘errate conoscenze’ ma non ricordo di aver mai sentito parlare di ‘perdita del morale’ o ‘crisi spirituale’. Dalla mia esperienza sulla depressione posso affermare che è sempre un evento psicologico, sociale e spirituale e fornire sostegno a qualcuno che si trova ad un crocevia della propria vita è, probabilmente, la cosa più importante che un essere umano possa fare per un altro. … potete cercare una persona che ha del talento a sollevare il morale tra gli psicologi e gli psichiatri e assistenti sociali, ma avrai maggiori probabilità di trovare qualcuno se cerchi da qualsiasi altra parte. [pag.63] … se avete bisogno di aiuto, dimenticatevi delle credenziali professionali e frequentate chi vi dà energia e vi aiuta a sorridere [pp.65-66] … Non vi è alcuna prova inequivocabile che un terapista con un tirocinio professionale e gli insegnanti siano migliori rispetto ai cosiddetti profani. …Le ricerche mostrano che le persone non professioniste possono avere lo stesso successo dei professionisti nell’aiutare, anche nel caso dei problemi più gravi della vita. [p.286]. … L’autenticità e la familiarità sono state tolte dagli aiutanti istituzionali [p.287]” Bruce Levine, dottor in filosofia, Commonsense Rebellion: Debunking Psychiatry, Confrontino Society (Continuum, New York, 2001).

 

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