n base a quanto descritto dal reporter medico Clara Pirani, gli psicofarmaci prescritti per curare la iperattività nei bambini non solo hanno effetti collaterali tremendi, ma probabilmente non sono necessari. Di seguito una sintesi di quanto esposto dalla giornalista.
"Per almeno due anni Janine Ritson ha ignorato le maestre e i dottori che le dicevano di mettere sotto terapia farmaceutica suo figlio, una bambino di sette anni, in quanto
iperattivo, disattento e violento, che era virtualmente incontrollabile. "Scappava via alla minima cosa" dice Ritson " e non riusciva da affrontare il minimo cambiamento nella sua routine e sarebbe rimasto indietro a scuola".
Il figlio di Ritson fu diagnosticato come affetto da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). "Io non volevo proprio dare a mio figlio uno psicofarmaco ma dopo anni di insistenza che dovevo dargli qualcosa per la iperattività ho pensato che avrei dovuto provare", dice Ritosn.
Ritson iniziò a dare a suo figlo una dose leggera di dexamfetamina, uno dei farmaci più usato in Australia per la ADHD. La madre notò con sollievo che suo figlio stava iniziando ad avere un cambiamento di comportamento, era meno arrabbiato, più calmo e più facile da controllare, con il sommo piacere delle sue maestre frustrate.
Ma iniziarono subito gli effetti collaterali allarmanti.
"Iniziò ad avere allucinazioni" dice Ritson. "Diceva di poter sentire dei mostri e delle voci che gli parlavano nella testa continuamente". Inoltre smise di dormire, era già sveglio alle due di notte.
Ritson cercò aiuto dal suo dottore e le fu detto di dare a suo figlio un ulteriore farmaco per farlo dormire in combinazione con la dexanfetamina.
"Questo per me fu troppo", dice Ritson. "pensai che era una cosa ridicola che ti venga detto di dare a tuo figlio un farmaco per farlo stare buono e poi un altro farmaco per farlo dormire. Pensai che se non riusciva a essere accettato nel sistema scolastico per quello che era, gli avrei fatto scuola io a casa".
Ritson smise di dare a suo figlio la dexanfetamina e dopo una lunga ricerca e molte consultazioni con specialisti, iniziò a mettere suo figlio sotto un alimentazione molto stretta che escludeva assolutamente ogni agente conservante e altre sostanze chimiche che ci sono comunemente negli alimenti.
"Ed ha funzionato veramente bene per lui" dice Ritson "ora ha 10 anni ed è un bambino come tutti gli altri. Ha degli amici e sta andando bene a scuola ed è molto calmo".
La esperienza di Ritson non è insolita. The Australian ha ottenuto della documentazione questa settimana che rivela che la Therapeutic Goods Administration ha ricevuto almeno 400 segnalazioni di reazioni negative a farmaci per la ADHD, alcune di queste segnalazioni coinvolgevano bambini di tre anni.
Bambini di cinque anni hanno subito attacchi cardiaci, difficoltà polmonare, allucinazioni, spasmi muscolari e convulsioni.
Questi casi includono la morte improvvisa di un bambini di sette anni e di uni di cinque che hanno avuto un attacco cardiaco dopo aver preso del Ritalin.
I bambini hanno anche sofferto che tachicardia, palpitazioni cardiache e difficoltà a respirare anche dopo aver preso dexanfetamina.
A questi dati la domanda sorge spontanea: ma le compagnie farmaceutiche e gli organi di controllo dei farmaci stanno veramente fornendo informazioni sufficienti circa gli effetti collaterali di questi psicofarmaci così largamente usati?
L'uso di framaci per la ADHD è esplosa nella passata decade. Le prescrizioni di dexanfetamina sono balzate da 96.000 all'anno a 232.000 negli ultimi anni. Le prescrizioni di Ritalin si sono moltiplicate di 10 volte dopo che lo psicofarmaco è stato messo nella lista di farmaci mutuabili nell'agosto dell'anno scorso, riducendo il suo costo da 49$ a 29.60$ per i rivenditori.
Solo in gennaio di quest'anno sono state fatte più di 5800 ricette di Ritalin in confronto alle 523 dell'agosto dell'anno scorso".
Il mio commento a riguardo è:
Secondo voi, chi veramente ci guadagna in tutta questa cosa? Di sicuro non i bambini.
Per chi vuole leggere l'intero articolo (in inglese) lo trova in: The Australian
einstain


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