Legata al letto d'ospedale per 5 giorni

Ricoverata per problemi psichici in un ospedale romano, dove si trovava per motivi di lavoro, per cinque giorni di fila è stata tenuta legata con le mani e i piedi al proprio letto, con un catetere per poter espletare le proprie funzioni fisiologiche.

È accaduto a una pordenonese di 48 anni, momentaneamente domiciliata a Roma dalla sorella. I medici hanno scelto di ricorrere alla contenzione, una pratica contraria al principio secondo cui le cure devono servire a migliorare lo stato di salute dei pazienti e non a bloccarli, perchè la donna avrebbe manifestato un «comportamento bizzarro». In realtà, sarebbe emerso che il reparto psichiatrico si trovava a gestire più pazienti rispetto ai posti letto disponibili e quindi gli operatori non sarebbero stati in grado di occuparsi di tutti i ricoverati: la contenzione, dunque, avrebbe avuto lo scopo di agevolare gli operatori del reparto.La donna, F.S., pittrice, è affetta da disturbi psichici.

Mentre si trovava nella capitale, in seguito a un episodio psicotico, il 12 luglio scorso è stata ricoverata in regime di trattamento sanitario obbligatorio in un ospedale di Roma. Due giorni più tardi, la sorella di F.S. è andata a trovarla nel reparto psichiatrico e ha trovato la parente legata con le mani e i piedi al letto e con un un catetere per smaltire i bisogni fisiologici. Incredula, la sorella ha chiamato la polizia perchè si rendessero conto della situazione.

Assistita dall’avvocato Gianni Massanzana, la sorella ha quindi presentato un esposto al primo cittadino di Roma Gianni Alemanno e, per conoscenza, al giudice tutelare per bloccare la grave decisione assunta dai medici. Cinque giorni dopo, il 17 luglio, la paziente è stata “decontenuta”, ovvero slegata. I medici, interpellati dal sindaco Alemanno, hanno risposto per iscritto che «la contenzione era giustificata dallo stato di agitazione psico-motorio e dal comportamento bizzarro» della paziente. In sostanza, hanno ammesso di averla tenuta legata al letto dal 12 al 17 luglio. E hanno pure sottolineato che la paziente è stata ricoverata in sovranumero rispetto ai posti disponibili. Ma appena tre giorni più tardi, in seguito a una successiva visita, la sorella ha nuovamente trovato la parente legata ai quattro arti e il letto tutto sporco di urina.

Circostanza puntualmente verificata dai carabinieri, arrivati sul posto su richiesta della sorella di F.S., la quale ha presentato un nuovo esposto al sindaco e al giudice tutelare.

Come “risposta”, l’ospedale da quel momento ha impedito alla donna di entrare nel reparto di psichiatria e di verificare in che maniera i medici si prendono cura della parente ricoverata.La sorella ha quindi presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, diffidando l’ospedale dall’utilizzare la pratica della contenzione e intentando causa a tutti i medici del reparto di psichiatria. «La contenzione – sottolinea l’avvocato Massanzana – è una pratica aberrante e ammessa per brevi e specifici momenti dalla prassi medica, nell’interesse del paziente, e non certamente per intere giornate. La paziente, inoltre, è già seguita farmacologicamente, quindi la contenzione fisica non era assolutamente necessaria».

Fonte: articolo di di LAURA PIGANI  da il Messaggero Veneto — 01 agosto 2008 pagina 01 sezione: PORDENONE - Articoli correlati - GIORNALI LOCALI GRUPPO ESPRESSO

Avv. Gianni Massanzana
www.giannimassanzana.it

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