Usavano torpedini (pesci che emanano scosse elettriche) e anguille elettriche e provavano a metterle a contatto con la pelle della gente, nel tentativo di curare le più svariate malattie.
Molti secoli più tardi, lo sviluppo tecnologico permise di disporre di energia elettrica con voltaggio e amperaggio prima impensati.
Verso la fine degli anni '30 uno psichiatra italiano, Ugo Cerletti, ebbe la sua luminosa idea al riguardo. In quel periodo Cerletti stava a Roma e, pare durante una passeggiata, recatosi al macello pubblico, fece le sue osservazioni.
Perché Cerletti si reco al macello, rimane un mistero: i passi lo guidarono verso il suo destino? Era un osservatore abituale di quello spettacolo? Non lo sapremo mai.
Quella mattina, macellavano i maiali.
Gli animali, ancor più che gli uomini, "sentono" la morte. Così, i poveri suini urlavano e si dibattevano nel tentativo di sfuggire. Ma a Roma, avevano inventato un sistema per farli stare al loro posto. Li facevano passare in fila indiana in uno stretto steccato e mentre erano così incolonnati, un inserviente provvedeva a dargli, con due elettrodi, una bella scarica elettrica ai due lati della testa.
Gli animali crollavano colti da crisi convulsive; alcuni rimanevano straordinariamente in piedi, ma non opponevano più alcuna resistenza e si facevano sgozzare tranquillamente.
Cerletti, venne letteralmente folgorato da una tale visione.
Aveva già fatto a quell’epoca vari tentativi su animali, cani in particolare. Metteva un elettrodo sulla testa, l'altro lo infilava nel retto. Ma i cani, morivano. Era da due anni che provava e loro continuavano a morire.
I due elettrodi, ai due lati della testa: questa sembrava essere la soluzione!
Il 15 aprile 1938, Cerletti provo la sua invenzione sul primo essere umano.
Passata l’agonia della prima scarica, il paziente urlò, per pietà, di non fargliene un altro; disse che sarebbe morto.
Come in ogni buon esperimento, i pareri dei non "esperti" non contano, così Cerletti gli diede un’altra scossa.
Il trattamento si diffuse presto in tutto il mondo.
Pochi anni più tardi, un allievo di Cerletti, tale Bini, perfeziono la tecnica del maestro. Egli suggerì, per ottenere migliori risultati, di non fare un singolo elettroshock, ma serie di shocks settimanali.
Citiamo le parole stesse del Bini, sull’obiettivo che egli si prefiggeva con tale terapia: "ottenere uno stato di confusione mentale che puo essere spinto fino all’annullamento quasi completo della vita psichica".
L'idea dell’elettrodo nell’ano, da cui Cerletti era partito, non era tuttavia destinata ad essere perduta.
Negli anni '50 e '60, uno psichiatra di Collegno, tale Prof. Giorgio Coda, ne fece largo impiego. In particolare faceva elettroshock lombopubici ai bambini enuretici (quelli che si fanno pipì addosso durante la notte).
L’operato del Prof. Coda, che lavorava nel manicomio di Collegno, merita di essere maggiormente illustrato. Ecco alcune testimonianze tratte dal libro La fabbrica della follia.
Testimonianza di un infermiere dell’Ospedale psichiatrico di Collegno: "Per gli omosessuali la terapia era l’elettromassaggio pubico, che consisteva nell'applicare gli elettrodi uno…
Continua nel libro "L’inganno psichiatrico" scaricabile gratuitamente >> Qui


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