Numerosi articoli sul web e definizioni prese da alcune enciclopedie affermano che l’antipsichiatria è un “movimento di contestazione della psichiatria tradizionale sviluppatosi negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Inghilterra. Sostenuto in Italia da F. Basaglia, il movimento si propose l’abolizione dei manicomi ed il reinserimento del malato mentale nella società attraverso strutture assistenziali aperte all’esterno e non repressive.”[1]
Ed ancora si parla dell’antipsichiatria come “movimento di pensiero sorto all’interno della psichiatria e della psicoanalisi europee e nordamericane dei primi anni sessanta. I principali esponenti sono stati Ronald Laing e David Cooper in Inghilterra, Michel Foucault e Félix Guattari in Francia, Franco Basaglia in Italia e Thomas Szasz negli Stati Uniti.” [2]
Infine si legge che l’antipsichiatria è un “movimento di origine inglese nato negli anni ’60 in polemica con ogni forma di trattamento imposto o organizzato dei disturbi mentali. Principali esponenti: R. Laing, D. Cooper, M. Foucault, T. Szasz, F. Basaglia.” [3]
Ma le cose stanno proprio in questo modo? In altre parole, questi personaggi possono essere considerati tutti realmente anti-psichiatri nel vero senso di anti- (avversione, antagonismo, capacità o disposizione a contrastare, a impedire e sim. - Zingarelli 2005). Vediamo allora di fare un po’ di luce sull’argomento cercando di analizzare cosa, alcuni di loro, hanno detto o fatto in proposito.
Partiamo dal “massimo esponente” del movimento, Thomas Stephen Szasz (professore di Psichiatria emerito presso lo Health Science Center, State University di New York, Syracuse) che, nella prefazione al libro “Pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria” di Giorgio Antonucci (medico e psicanalista), scrive:
“… spesso mi viene dato il merito, oppure la colpa, di essere stato l'iniziatore del moderno pensiero di critica alla psichiatria, che significa critica sia al pensiero psichiatrico che a quello antipsichiatrico …”.
Ed ancora: “… Nel 1960, pubblicai un articolo intitolato ‘Il mito della malattia mentale’, a cui seguì, un anno più tardi, un libro dallo stesso titolo. La mia critica attirò subito molti seguaci, alcuni dei quali rovesciarono completamente le mie argomentazioni e, presto diventarono famosi per averlo fatto. Io avevo detto che non ci sono le malattie mentali, essi dissero che la società è malata e fa ammalare le persone. Io avevo detto che la psichiatria autoritaria è un crimine contro l'umanità, indipendentemente dal fatto che i cosiddetti pazienti mentali siano incarcerati in paesi capitalisti o comunisti da governi di destra o da governi di sinistra essi dissero invece che la psichiatria faceva parte dell'apparato oppressivo del sistema capitalistico e cominciarono a civettare con l'anticapitalismo quasi fosse un antidoto al veleno della psichiatria, come sembrava pensare Laing o si rivolsero esplicitamente ad abbracciare il comunismo come fosse un rimedio, come Cooper e Basaglia. Era nata così l'antipsichiatria.” Sempre nella stessa prefazione, T. Szasz dichiara, esplicitamente, di “non praticare psichiatria genuina o altro tipo di psichiatria.”
A proposito di Cooper e Laing, grazie a Szasz, riportiamo di seguito una citazione tratta da una conferenza di Laing del 1985:
"La letteratura di questo particolare campo (critica alla psichiatria) fu inaugurata, penso, dal libro 'Il mito della malattia mentale' di Thomas Szasz... ma Thomas Szasz in varie occasioni ha fatto di tutto per distinguersi, sia nei suoi scritti che nelle sue affermazioni pubbliche, dal movimento antipsichiatrico... Il termine psichiatria stesso, che letteralmente significa medicina della psiche, si riferisce ai mezzi che questa particolare branca della professione medica usa per cercare di prevenire e alleviare le sofferenze della mente malata... Noi (Laing e Cooper) siamo arrivati a pensare che gran parte della pratica psichiatrica era antipsichiatrica nel senso che non raggiungeva i risultati che intendeva raggiungere... Io considero la psichiatria una forma di antipsichiatria. L'approccio che io ho cercato di sviluppare in teoria e in pratica è tale che io penso possa essere considerato una genuina azione per alleviare le sofferenze psichiche e mentali... Gli psichiatri sono i veri antipsichiatri, non noi che abbiamo cercato di praticare la psichiatria in senso genuino.”[4]
Dal canto suo Franco Basaglia (psichiatra italiano), “non ha mai smesso di praticare psichiatria genuina, il che, in pratica ha significato rafforzare, piuttosto che indebolire, la legittimità degli interventi psichiatrici contro la volontà delle persone interessate con l'aver trasferito il luogo in cui avviene il ricovero dall'ospedale psichiatrico a quello civile”.[5]
Le sue idee influenzarono la riforma dell’assistenza psichiatrica italiana, culminata nella promulgazione della Legge 13 Maggio 1978, n. 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, travasata nei contenuti sostanziali negli articoli 33 e seguenti della Legge di riforma sanitaria del 23 dicembre 1978, n. 833.
Infatti per la legge 180 gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono (di norma) volontari (art.1); ma, nei casi previsti dalla stessa legge ed in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato, possono essere disposti dall’autorità sanitaria (il sindaco) accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, estesi anche nei confronti delle persone affette da malattie mentali (art. 2).
Ed infine, all’art. 7 , comma 3 e 4 si dispone di “attuare il graduale superamento degli ospedali psichiatrici e la diversa utilizzazione delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento[…] In ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche ed utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche e neuropsichiatriche.”
Che cos’è allora l’antipsichiatria, se non l’altra faccia della stessa medaglia?!
Nik
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[1] Enciclopedia Generale, Compact, Novara 1992.
[2] Microsoft Encarta Enciclopedia Premium 2004.
[3] L’Universale, Enciclopedia Generale, Le Garzatine 2003
[4] Laing R.D., "Antipsychiatry", AHP Perspective, December, 1985 pp. 10-11.
[5] T. S. Szasz, Prefazione al libro di G. antonucci “Pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria”, Syracuse, New York 1986.


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