Psicofarmaci pro e contro

Antidepressivi a rischio, più cautela nell'uso delle pillole In base alle disposizioni delle autorità nordamericane, sono state inserite nuove avvertenze sui pericoli indotti dagli Inibitori selettivi della serotonina (SRRI). La Fda raccomanda che quando compaiono sintomi negativi la terapia venga sospesa

di Susanna Jacona Salafia

Antidepressivi sotto esame: su disposizione della Food and Drug administration(Fda), l'ente statunitense preposto all'approvazione e al controllo di farmaci e terapie negli Usa, dal mese scorso sulle scatole degli antidepressivi Prozac, WellButrin, Celexa e Paxil, o le cosiddette "happiness pills", pillole della felicità, ci deve essere questo avvertimento: "Due bambini su 100 che usano questi antidepressivi (negli Stati Uniti il Prozac è stato approvato nel 2003 anche per bambini e adolescenti da 7 ai 17 anni affetti da sindrome gravi di depressione) hanno più probabilità di pensare o commettere il suicidio da adulti, a causa dell'uso del farmaco".

Questa nuova avvertenza è solo l'epilogo di un acceso dibattito, che in Usa e nel mondo dura da qualche anno, sulla presunta dannosità degli antidepressivi - prescritti ad oltre 35 milioni di persone nel mondo secondo stime Oms - a base di Ssri ("selective serotonin reuptake inhibitors"), che farebbero registrare un alto tasso di suicidi, non solo tra chi li ha usati da bambini ma anche tra gli adulti. Si tratta di una classe di psicofarmaci, diversa dai tradizionali "triciclici", basata su cinque molecole principali (Fluoxetina, Fluvoxamina, Paroxetina, Sertralinae e Citalopram). Inibiscono il riassorbimento della serotonina, un neurotrasmettitore del cervello coinvolto nello sviluppo della depressione.

Il libro di un famoso psichiatra britannico("Let them eat Prozac" di David Healy) denuncia decine e decine di suicidi di pazienti "on Prozac" descrivendone i casi singolarmente. Dopo una serie di aspre polemiche e accuse (l'ultima delle quali suscitata dalla pubblicazione sul British Medical Journal di alcuni documenti riservati che testimonierebbero il più alto tasso di suicidi rilevato anche in fase di sperimentazione del farmaco, prima della sua approvazione nel '87), la Fda ha aggiornato le avvertenze sull'uso delle pillole della felicità.

Già dallo scorso anno, con una lettera inviata alla case produttrici di 10 antidepressivi Ssri (oltre al Prozac e gli altri adesso controindicati nell'uso pediatrico anche Zoloft, Luvox, Lexapro, Effexor, Serzone e Remeron), la Fda ha raccomandato una particolare allerta da parte dei medici curanti, su eventuali sintomi di peggioramento della depressione e l'emergenza di attacchi suicidi dei pazienti in terapia con psicofarmaci Ssri.

Secondo le nuove linee guida, dunque,"ansia, agitazione, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, iperattività, ostilità e impulsività sono sintomi che compaiono nei pazienti trattati". Sebbene la Fda non affermi che i sintomi citati siano chiari segni di un peggioramento o della possibile insorgenza di impulsi suicidi, "c'è il timore che chi mostra uno o più di questi sintomi possa avere un maggiore rischio di aggravamento della sindrome depressiva o impeti suicidi". La terapia in questi casi dovrebbe essere rivista o sospesa, soprattutto se i sintomi sono acuti.

Interessante la storia di come il British Medical Journal abbia ricevuto il materiale poi pubblicato il primo gennaio 2005. La rivista riceve il testo da un anonimo. Si tratta di uno dei primi studi sulla fluoxetina, la sostanza Ssri del Prozac, che portarono all'approvazione del farmaco. Secondo questi dati in circa il 19% dei pazienti inclusi negli studi della Eli Lilly, la casa farmaceutica del Prozac, si erano manifestati gravi disturbi comportamentali che in alcuni casi avevano portato al suicidio. Lo studio faceva parte del fascicolo di una causa intentata contro la multinazionale, dai familiari delle vittime di Joseph Wesbrecker che nel 1989 uccise 8 persone e ne ferì 12 e si trovava in terapia Prozac. Il Bmj sosteneva che questo documento fosse andato perduto dal fascicolo di quel processo. La Ely Lilly in una lettera di smentita ha invece dimostrato che i documenti furono regolarmente esaminati al processo e che nessuno li aveva sottratti né smarriti. La polemica è finita con le scuse all'azienda pubblicate dalla rivista.

In questi anni, comunque, gli studi sugli effetti della "selective serotonin reuptake inhibitors" o Ssri, sono stati molteplici: solo sul Bmj ci sono piu di 700 ricerche cliniche pubblicate dal '94 a oggi. Proprio da questo enorme mole di studi (sperimentazioni singole non sufficienti a provare la dannosità del farmaco) un team di studiosi dell'Universita canadese di Montreal e Ottawa, tra cui David Healy autore del saggio best-seller sul Prozac, ha ricavato il dato complessivo in una ricerca pubblicata recentemente. Gli studi monitorati riguardano ricerche cliniche sul Prozac e gli Ssri su un totale di 87.650 pazienti in 702 sperimentazioni in 36 anni, controllate a doppio cieco, con somministrazione di placebo o psicofarmaci non Ssri.

Un'analisi statistica comparata dei risultati di tutte le sperimentazioni che ha permesso al team di ricerca di stabilire che il campione che ha ricevuto psicofarmaci (sia della classe Ssri che i triciclici) ha fatto rilevare un tasso suicidalità (tentativo di suicidio) maggiore di più del doppio in percentuale rispetto al campione a cui era stato somministrato placebo o terapie non farmacologiche. I ricercatori scrivono che ci sono diversi limiti nei metodi delle sperimentazioni stesse che tendevano a rilevare solo in parte i casi di tentativi di suicidio: urgono quindi ulteriori studi.

Di diverso tenore l'altra metanalisi, pubblicata sullo stesso numero del Bmj, che ha invece monitorato i dati di più di 40 mila pazienti di 477 studi clinici compiuti in passato, cioè i dati che le case farmaceutiche hanno sottoposto all'Mhra britannico( il corrispettivo della Fda americana). Negli studi si mettevano a paragone gli antidepressivi Ssri con placebo in adulti depressi o affetti da altri disturbi mentali. David Gunnell, professore di Epidemiologia al dipartimento di Medicina sociale dell'ateneo di Bristol e il suo team, al contrario dei colleghi canadesi, dichiara di non aver trovato alcuna evidenza che gli Ssri aumentino l'impeto alla suicidalità. Nelle conclusioni, si afferma che effetti rischiosi "non possono essere esclusi".

Un altro recente studio, su topi, dell'Università del Tennessee, (pubblicato su Neuron) spiega l'azione contemporanea del farmaco sulla serotonina e su un altro neurotrasmettitore, la dopamina. Una "co-segnalazione" che ha effetti sul normale funzionamento del cervello. "Questo co-rilascio", spiegano i ricercatori su Neuron, "potrebbe spiegare la sindrome del pericolo di vita da serotonina", ovvero l'aumento di peso riscontrato nei pazienti curati con antidepressivi Ssri.

Da: www.repubblica.it 28 Apr. 05
 

 

campagna perchè non accada anche in Italia

Tutti i Loghi, Marchi, Articoli e Contenuti citati sono di proprietà dei rispettivi titolari. Sitemap