Storia di ordinaria follia... Psichiatrica

“...A Pisa mio marito venne curato con pasticche Largactil (un neurolettico), più quantita enormi di altre pastiglie colorate, più elettroshock...

Vi rimane ricoverato per 3-4 mesi, poi viene dimesso perché secondo gli psichiatri era ‘migliorato’, mentre io vedevo chiaramente che era intontito, istupidito e vuoto... Nel manicomio criminale di Volterra viene ridotto come uno straccio; viene legato con catene e fasce pesanti con lucchetti ad un letto murato sul pavimento; ha il corpo pieno di lividi e ferite; viene picchiato con una canna d’India, a caso su tutto il corpo, ma soprattutto alle mani. Rimane a Volterra due anni e io nel frattempo do alla luce una bambina.

“Infine mio marito viene prelevato dallo psichiatra L. Balietti, direttore del manicomio di Macerata, che lo reclama per competenza territoriale. Viene quindi internato presso il manicomio di Macerata, dove resterà senza nessun risultato fino alla fine dei suoi giorni.

“Qui lo vado a trovare spesso ed un giorno il Prof. Balietti mi dice: ‘Cara signora S., si rassegni perché suo marito non guarirà mai; gli abbiamo dato tante pasticche e fatto tanti elettroshock che potevano bastare per quattro cavalli, ma senza risultati. Piuttosto pensi a cambiare il sangue a sua figlia, altrimenti diventa pazza anche lei al momento dello sviluppo’. In quella circostanza il Prof. Balietti mi precisa che hanno fatto a mio marito 86 elettroshock.

“Il Prof. Balietti mi ha quindi convinto a fare il cambio del sangue a mia figlia, pagando, all’epoca, la somma di £ 380.000 (circa quattro milioni di oggi); dopo di che ha mandato il Prof. Corradini a fare questo cambio del sangue...

“Mio marito al manicomio di Macerata vedevo che non solo non migliorava affatto, ma anzi era anche ingrassato tantissimo: da 70 chili era passato a 140 chili di peso.

“Alla fine della storia mio marito si è suicidato nel manicomio di Macerata, buttandosi giù da un muro, anche se la ‘verità ufficiale’ dice che sarebbe caduto da una pianta di fico, ma io non ci credo... eppoi questa pianta di fico io non l’ho mai vista nel cortile del manicomio e, quando l’ho chiesto dopo la sua morte, mi hanno proibito di vedere questa pianta, dicendomi ‘tanto ormai è morto’ . Mi hanno impedito di portare un fiore sul luogo in cui e morto mio marito. Voglio la verità. Voglio giustizia”.

dal libro:

L’inganno psichiatrico
del Dott. Elia Roberto Cestari

© Edizioni Sensibili alle Foglie
Cooperativa ar.l., febbraio 1995

 

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