Thomas Szasz, l'ultimo degli umanisti, il difensore appassionato della libertà contro ogni forma di coercizione, ha parlato a Fidenza nell'ambito del Festival di Psicoanalisi conclusosi domenica. Il padre, uno dei padri dell'antipsichiatria è un signore di pi ù di 80 anni con quell'aspetto follettesco e quell'occhio brillante che testimoniano di un interesse mai sopito nei confronti del mondo. Nato in Ungheria nel 1920, emigrato diciottenne negli USA e qui laureatosi in medicina, ha fatto parte per un periodo di istituzioni psicoanalitiche, dalle quali ha preso le distanze per iniziare a criticarle vigorosamente. Critica sfociata nella pubblicazione nel 1961 del « Mito della malattia mentale » , seguito nel tempo da una trentina di altri libri. Occorre molta forza, viene da pensare, per portare avanti idee cosí anticonformiste. « Non più di quanta ne occorra a una persona per la sua vita di tutti i giorni. Se però per forza si intende quella di opporsi a bugie convenzionali, allora sí, ne occorre molta. Hanno tentato in tutti di modi di screditarmi e ridurmi al silenzio, il mio nome è stato bandito dalle riviste e per pubblicare ho dovuto rivolgermi a case editrici inglesi, non più americane » .

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