Torino: 'Incarcerata' in psichiatria SENZA aver commesso un reato

Forse avete letto il caso della donna di Torino ricoverata (meglio dire incarcerata) in psichiatria per il solo fatto di aver scelto di vivere restando in casa. I giornali hanno trattato, come ormai è loro abitudine, il caso a favore della psichiatria.

Sul caso ho trovato una spiegazione meno viziata dai soliti pregiudizi che vi invito a leggere: Torino: Il Caso Vasta — Quando La Psichiatria Deporta!

Così come vi invito a leggere i miei commenti alla faccenda:

È giusto impedire un colloquio con una persona ricoverata per il solo fatto che l'ospedale non ha interesse a che si vanga a sapere come stanno le cose?

È mai possibile che ad una persona che non ha fatto nulla, ma nonostante ciò è considerata malata, sia trattata peggio di un criminale? (a differenza di un criminale non ha diritto alla difesa, non ha diritto all'ora d'aria, non ha diritto a comunicare - nonostante che la legge sui TSO dica il contrario - e non ha diritto a presentare reclami e ricorsi -nonostante che la legge sui TSO dica il contrario)

Circa il caso di alcuni giorni fa, di una donna fatta ricoverare in psichiatria perché se ne stava chiusa in casa, sono circolate notizie sui giornali e sui mezzi d'informazione viziati dall'orami diffuso interesse a propagandare la psichiatria come una cosa utile e a far vedere la necessità di finanziare ulteriormente la psichiatria (che invece riceve direttamente o indirettamente già una quantità di soldi enorme, comparate ad altre realtà più bisognose, come ad esempio la ricerca medica o la ricerca scientifica).

Negli articoli di giornale inoltre è comparso il nome della donna, senza, presumo, che abbia fornito il suo consenso. La notizia è stata diffusa nel modo che hanno voluto i giornalisti, frammischiando fatti reali, fatti distorti ed opinioni personali.

La donna è stata presentata come colpevole e già condannata. Ed è anche già stata realmente condannata. Non si sa quale possa essere il reato commesso, ma di fatto è già privata della sua libertà personale e tenuta rinchiusa.

A chi voglia tentare di accertare come siano andate le cose realmente, a chi vuole sapere come si trovi la signora e come venga trattata, l'ospedale pone un divieto. Non è ammesso neppure parlarle.

L'ospedale si limita a riferire che "la donna sta bene". Viene da chiedersi perché un ospedale debba tenere in uno stato di degenza forzata, privandola della sua libertà, una "donna che sta bene".

È mai possibile che un servizio pubblico possa fare quello che vuole senza dover rispondere di quello che fa e senza permettere che si sappia quello che fa? Se è così la psichiatria di fatto costituisce una branca dei servizi segreti.

Ho trovato in internet una pagina che descrive da un punto di vista più neutrale e senza i soliti pregiudizi la faccenda ...Torino: Il Caso Vasta — Quando La Psichiatria Deporta!

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