Toscana: nuovo consenso informato per elettroshock

La Giunta della Regione Toscana ha approvato nuove direttive sulla formula del consenso informato in caso di terapia elettroconvulsivante.

La compilazione del modulo informativo dovrà essere accompagnata da un colloquio approfondito tra medico e paziente in modo che il documento tuteli davvero i diritti e la personalità del degente, la sua autonomia di scelta e la sua dignità affinché il paziente possa esercitare completamente il suo diritto di accettare o rifiutare la terapia. *

La terapia elettroconvulsivante fu sviluppata in Italia da Ugo Cerletti negli anni '30. Egli osservò che i maiali sottoposti a scariche elettriche prima di essere inviati al macello restavano incoscienti ma non perivano. Carletti ebbe così l'idea di applicare il metodo ai soi pazienti più difficili allo scopo di renderli più mansueti e gestibili. In particolare fu usata per il trattamento della schizofrenia.

Alle origini la procedura veniva praticata su individui coscienti senza l'uso di anestesia e rilassanti muscolari. Questi perdevano coscienza durate la seduta e subivano violente contrazioni muscolari incontrollate, che a volte erano causa di fratture ossee (specialmente alle vertebre) e stiramenti muscolari.

Caduto in desuetudine per i gravi rischi che comporta, è tornato in auge verso la metà degli anni 80 negli Stati Uniti, allorché le compagnie assicurative introducevano nei contratti una clausola in base alla quale esse avrebbero pagato agli assicurati il ricovero per non più di sette giorni, decorsi i quali la copertura assicurativa sarebbe scattata solo nel caso di necessità di interventi maggiori, quali per esempio quelli chirurgici. In psichiatria, l'unico intervento maggiore che avrebbe giustificato la prestazione assicurativa anche oltre i primi sette giorni di ricovero è l'elettroshock, che da allora ha pertanto conosciuto una fase di espansione e di rivalutazione.

In Toscana la TEC viene eseguita nella clinica psichiatrica dell'Università di Pisa: 100 trattamenti l'anno, il 30% a pazienti toscani, il 70% a pazienti provenienti da altre regioni.

* Fonte il Tirreno

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