Ulisse, nella sua incessante ricerca della via verso casa, incontrò i mangiatori di loto e fu intensamente turbato dalla vista di questa gente che si rifugiava nel mondo fugace creato dal loto. Non capiva come della gente preferisse sognare invece di affrontare la realtà nella sua complessa bellezza.
Io mi sento come Ulisse...
Se Ulisse fosse tra noi e cercassimo di fargli capire che la depressione è una malattia mentale, anzi un disordine mentale, che va curato con opportune medicine, lui ci avrebbe guardato perplesso e avrebbe cominciato a pensare che un demone alberghi in noi.
Niente di più vero. Ci vuole infatti un demone del pensiero per inventare una cosa come la depressione e spacciarla alla gente in modo così totale e subdolo che oggi nessuno osa mettere in dubbio che sia vero.
Qualche giorno fa ho parlato con una donna di 60 anni, che mi diceva che lei, quando prende il suo antidepressivo, si sente felice, forte come quando era giovane, e si sente che può fare di tutto.
Poi però, ammette che se non lo può prendere perché lo ha finito, compaiono forti dolori, nausea, giramenti di testa; una volta ha fatto perfino 30 km per procurarsi l'antidepressivo.
Il solo fatto di averlo in casa la fa stare bene, perché sa che ha la sua piccola felicità a portata di mano, al bisogno.
Una sera al telefono mi ha chiamato dicendomi di stare male; io le dico di tenere duro e tentare di fare a meno dell'antidepressivo; lei mi dice che prova a farne a meno. Poi non mi chiama più. Il giorno dopo vengo a sapere che dopo pochi minuti di finta attesa, aveva deciso di prenderlo, tanto non le avrebbe fatto niente.
Non vi sembra di leggere la storia di un tossicodipendente? I sintomi sembrano gli stessi, eppure nessuno oggi pensa seriamente che gli antidepressivi possano creare dipendenza. Oppure se se ne accorgono, forse è troppo tardi.
Non ci credete? Leggete questo articolo del "The Indipendet" che ho trovato sul web:
Allarme Faramceutico: una nazione sotto Prozac
3.5 milioni di persone sono sotto antidepressivi: ora il ministro vuole mettere la Gran Bretagna sul lettino
di Francis Elliott e Sophie Goodchild
16 Aprile 2006
La Gran Bretagna è nella morsa di una dannosa dipendenza da psicofarmaci antidepressivi come il prozac, richiedendo l'intervento di esperti della salute mentale per ripensare radicalmente il trattamento delle 3.5 milioni di persone che ne fanno uso.
Un'investigazione dell'Independent on Sunday rivela oggi che le prescrizioni delle cosiddette "pillole della felicità" sono cresciute di oltre il 120% nella passata decade insieme con l'incalzare dei livelli di depressione e ansietà.
Di fronte alla crescente preoccupazione dei medici inglesi che dicono che sono forzati dai loro pazienti a prescrivere antidepressivi come "cura secondaria", il Governo britannico sta promuovendo dei metodi alternativi per gestire la dipendenza della nazione dagli psicofarmaci.
Patricia Hewitt, la segretaria di State for Health, sta per inaugurare un nuovo metodo di "terapie della comunicazione" come alternativa agli antidepressivi come il prozac, che costa alle casse dello stato più di 400 milioni di sterline all'anno (quasi 580 milioni di euro N.d.T.)
La signora Hewitt pensa che milioni di persone con leggeri o modesti problemi di depressione potrebbero essere aiutati a condurre delle vite migliori e più piene senza basarsi esclusivamente sui farmaci.
In un'intervista sullo stato della salute mentale, Ms. Hewitt dice che sta per dare avvio a due progetti pilota in due diverse zone, probabilmente Oncaster nel South Yorkshire e Newham a Londra.
Queste aree sono state scelte in parte anche a causa dell'alta percentuale di persone dipendenti da servizi medici mutuabili, un terzo delle quali si pensa soffrano di depressione.
Ai pazienti sarà offerto un ampio range di terapie di comunicazione, dalla consulenza matrimoniale ai consigli per il lavoro".
Ma qual'è la causa di tutto questo?
Ai tempi di mio nonno, se una persona aveva avuto una grave perdita in famiglia o aveva avuto dei grossi problemi, i parenti gli si stringevano intorno allo scopo di fornirgli un supporto morale.
Oggi invece una persona con dei problemi è considerata un impiccio. Per risolvere gli impicci della gente la psichiatria ha ridefinito uno stato di tristezza o di sconforto facendolo diventare "depressione" e dicendo che essa è un disordine mentale. Ecco quindi che dal supporto morale siamo passati al supporto psicofarmaceutico.
Se vogliamo veramente aiutare una persona in difficoltà, dobbiamo parlarle ed aiutarla a risolvere i suoi veri problemi, e non semplicemente "annegarli" nel mare degli antidepressivi.
einstain


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